Prova Ducati Streetfighter V4 S: la bisbetica domata

Prova Ducati Streetfighter V4 S: la bisbetica domata

Nasce dalla Panigale, ma non è una Panigale spogliata. La Streetfighter V4 porta su strada tutta la tecnologia SBK della supersportiva.

Era attesa da qualche tempo, almeno da quando è nata la Panigale con il motore bicilindrico; i ducatisti erano in attesa di una Streetfighter che ne replicasse le caratteristiche in una moto con il manubrio alto. Possiamo dire che in Ducati hanno saltato una generazione aspettando il motore V4 per potersi cimentare di nuovo sull’argomento.Un argomento che Ducati ha affrontato…

Era attesa da qualche tempo, almeno da quando è nata la Panigale con il motore bicilindrico; i ducatisti erano in attesa di una Streetfighter che ne replicasse le caratteristiche in una moto con il manubrio alto. Possiamo dire che in Ducati hanno saltato una generazione aspettando il motore V4 per potersi cimentare di nuovo sull’argomento.

Un argomento che Ducati ha affrontato in modo innovativo per la Casa di Borgo Panigale, cercando di soddisfare prima di tutto chi è alla ricerca del gusto di guida stradale, senza dimenticare le prestazioni, che per questa moto sono letteralmente al top della categoria.

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Lo Streetfighter V4 utilizza il telaio “Front Frame”, l’inclinazione del cannotto di sterzo è di 24,5°, mentre l’avancorsa è di 100 mm.

Una Panigale spogliata? Più no che sì. È ovvio che la Streetfighter attinga a piene mani al patrimonio sportivo della Panigale, per poi staccarsene in modo abbastanza netto quando si parla di comfort, guida su strada e anche misure ciclistiche.

La base è il quattro cilindri di 1103 cc, con albero controrotante, ancorato al telaio Front Frame in alluminio.

Il monobraccio è stato allungato in modo consistente, per raggiungere il nuovo valore di interasse (1488 mm contro i 1469 della Panigale), con l’avantreno che resta sostanzialmente immutato.

Infatti, l’angolo del cannotto è confermato a 24,5°, l’avancorsa a 100 mm.

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La nuova Streetfighter sembra in effetti una Panigale V4 spogliata delle carene, con manubrio alto e largo, con le ali biplano. Da un punto stilistico, quindi risaltano il telaio “Front Frame” e il motore Desmosedici Stradale, con il frontale basso e proteso in avanti, molto aggressivo. La versione S ha cerchi forgiati Marchesini e sospensioni Öhlins a controllo elettronico (anche l’ammortizzatore di sterzo).

Ovviamente, è molto diverso il manubrio (regolabile nella rotazione di 6 gradi per poter personalizzare la posizione di guida), largo quanto basta per tenere sotto controllo l’esuberanza di una moto che propone un rapporto peso/potenza eclatante (1,17 Kg/cv), con i suoi 199 Kg (198 per la Panigale) a fronte di 208 cavalli dichiarati a 12.500 giri con la coppia che tocca i 12,5 kgm a 11.500 giri.

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A proposito di coppia, quella disponibile alla ruota in terza marcia a 100 km/h, anche in virtù del rapporto più corto, è superiore del 14% rispetto alla Panigale V4: se poi questo non vi basta, per l’uso in pista è disponibile lo scarico completo Akrapovic che permette di arrivare a 216 Cv di potenza massima, risparmiando al tempo stesso 6 Kg.

Poi ci sono le ali, in questo caso biplano per aumentare la superficie e quindi il carico sull’avantreno, che per la nuova Streetfighter arriva a toccare i 28 Kg a 270 Km/h.

Velocità raggiungibile dalla moto, un po’ meno dal collo di chi guida, che l’aria sulla Streetfighter se la prende proprio tutta.

Va da sé che le ali non funzionano solo ad alta velocità, in quanto il loro effetto è sensibile anche alle normali velocità stradali e, secondo Alessandro Valia, lo storico collaudatore Ducati, sono state un elemento fondamentale per ottimizzare la guida della moto.

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Dietro al radiatore ci sono gli estrattori dell’aria calda, ispirati al mondo della Formula Uno: hanno una funzione strutturale, sono fissati al telaio e integrano le doppie ali sovrapposte che, oltre a essere un richiamo alla MotoGP, generano il carico verticale necessario per garantire la massima stabilità alle alte velocità.

Parlavamo di comfort: se la protezione inesistente non aiuta (fortemente raccomandabile il parabrezza offerto in optional), i 60 mm di imbottitura della sella evidenziano l’attenzione riservata a quest’area, insolita per una Ducati di indole sportiva come la Streetfighter, attenzione sottolineata anche dalla triangolazione sella-manubrio-pedane (più basse le pedane, più alta la sella), certamente non estrema.

Ovviamente, dove la V4 non si distacca dalla Panigale, è nel pacchetto elettronico: protagonista è il rinnovato pacchetto Safe Performance composto da ABS Cornering, Traction Control DTC Evo 2, Wheelie Control, Quick Shift ed Engine Brake Control.

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Il cruscotto è composto da uno strumento full-TFT da 5” a colori ed elevata risoluzione: lo stesso della Panigale V4. Il suo elemento principale è il contagiri circolare, posto sul lato destro. I giri del motore sono visualizzati da un indicatore a lancetta, seguito nel suo movimento da un visualizzatore che varia colore, da bianco ad arancione, fino a diventare rosso quando si arriva in zona fuori giri.

Tutto questo disponibile per 19.900 Euro per la Streetfighter V4, che diventano 22.290 per la S dotata di sospensioni Öhlins semi-attive (con logica di regolazione event-based) e cerchi forgiati e lavorati.

Numeri che impressionano quelli della Streetfighter: 208 Cv non sono cosa usuale su una moto come questa, ma la vera sorpresa della Ducati Streetfighter è piuttosto l’approccio amichevole, a partire dalla posizione in sella per finire con le caratteristiche di guida.

Infatti, ci si siede un po’ in alto, il manubrio è un po’ distante, tanto che io lo girerei indietro nella posizione -3 per avvicinarlo un pelo al posto di guida e caricarlo anche un po’.

Ma alla fine trovo questa posizione poco stancante, più comoda che supersportiva. Trova conferma, quindi, quanto fatto sulla Panigale MY 2020, modificata per essere alla portata di un maggior numero di appassionati.

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Il gruppo ottico anteriore è inserito in un cupolino dal disegno particolarmente compatto, in cui sono ricavate anche le prese d’aria per l’air-box, mentre un deflettore evita che il flusso impatti sul serbatoio. Il proiettore è sormontato dal cruscotto integrato in una cover frontale che nasconde fissaggi e cablaggi.

Le Ducati sportive, come le conosciamo da anni, sono quelle moto che la strada al massimo la sopportano e certo non la amano, mentre con la nuova arrivata la musica sembra essere cambiata.

Sulla Streetfigher V4 S non c’è nemmeno bisogno di spingere al massimo perché, già nell’uso quotidiano, si comprende come la maneggevolezza sia eccellente: questa è senz’altro una delle qualità più richieste e apprezzate nel segmento delle hypernaked. Infatti, il cambio di direzione e l’ingresso in curva sono rapidissimi, con la moto che in pochi istanti si trova al punto di corda.

Merito di tanti fattori, a partire dal motore V4 che ha assorbito anche tutte le evoluzioni che Ducati ha apportato alla Panigale V4 2020.

Curva di erogazione e risposta al gas sono morbide, gestibili, con la mappa Street che rende la moto un gattone sornione che, complici le sospensioni a controllo elettronico, è addirittura gradevole nell’utilizzo cittadino, tra buche e tombini.

Molto equilibrata la mappa Sport, grazie all’ottima combinazione tra freno motore, risposta dell’acceleratore e assetto, mentre la Race, invece, è decisamente più cattiva e in alcune situazioni un po’ afflitta dall’on-off, per quanto resti comunque gestibile: e questa è una notizia!

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I Riding Mode consentono di scegliere fra tre differenti soluzioni per adattarsi al meglio al tipo di tracciato e alle condizioni ambientali. Ciascun Riding Mode è programmato per modificare il carattere del motore, i parametri dei controlli elettronici e, nella versione S, anche l’assetto delle sospensioni.

La maneggevolezza è una dote in cui la Streetfighter V4 eccelle soprattutto in ingresso di curva e nei cambi di direzione, dove sembra avere una marcia in più rispetto alle concorrenti dirette. Il rovescio della medaglia arriva da un avantreno apparentemente meno piantato, ma che comunque, va detto, non diventa mai instabile o ballerino.

La V4 resta solida, anche ad alta velocità, situazione in cui le ali spingono verso il basso, ma il corpo esposto all’aria non aiuta.

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Per ridurre il più possibile l’ingombro laterale delle appendici è stato scelta una configurazione aerodinamica con due ali, aventi apertura ridotta, posizionate a biplano, così che possano lavorare indipendentemente. La singola appendice è descrivibile come un’ala ad elemento singolo e pianta rettangolare, provvista di winglet sull’estremità laterale esterna. Le ali sono state posizionate il più vicino possibile alla ruota anteriore (in prossimità dei fianchetti radiatore laterali) in modo da massimizzare l’effetto anti-impennante.

La nuova Ducati Streetfighter è quindi una moto stradale, non solo per definizione ma anche per reale possibilità d’uso.

Ciò non vuol dire che le prestazioni non siano eccezionali: il V4 ai bassi e ai medi è pastoso, regge anche la sesta a regimi sotto i 3000 giri e non recalcitra mai, mentre intorno agli 8000 inizia il bello; oltre i 10.000 giri continua a spingere con una veemenza indimenticabile e oggettivamente emozionante, allungando come nessuna naked è in grado di fare.

I rapporti sono corti, molto, e portano a usare il motore a regimi spesso intorno ai 6000 giri.

Ottima la frenata, non troppo aggressiva nella prima fase, ma con una riserva di potenza notevole e più che adeguata in tutte le situazioni d’uso.

In conclusione, la nuova Ducati Streetfighter V4 S non sarà soltanto una protagonista di avvincenti sfide in pista, ma potrà dire la sua anche su strada, grazie a un approccio finalmente orientato alla fruibilità e alla (relativa) facilità d’uso. Tutto ciò senza dimenticare le prestazioni, che sono di primissimo livello.

I punti critici? L’angolo di sterzo limitato, che richiede sempre “la manovra in più”, e la protezione dall’aria pressoché inesistente.

Foto Ducati

La Streetfighter V4 in un colpo d’occhio

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Colorazioni
Ducati Red con telaio grigio scuro e cerchi neri

Principali dotazioni
Motore Desmosedici Stradale, 1103 cc
Telaio “Front Frame”
Serbatoio in alluminio da 16 litri con capacità sotto la sella
Forcella Showa Big Piston Fork (BPF) da 43 mm, completamente regolabile
Mono-ammortizzatore Sachs, completamente
regolabile
Ammortizzatore di sterzo Sachs
Impianto frenante con pinze monoblocco Brembo Stylema
Pneumatici Pirelli Diablo Rosso Corsa II con
posteriore 200/60
Ali a configurazione biplano
Pacchetto elettronico di ultima generazione con Inertial Measurement Unit a 6 assi (6D IMU): ABS Cornering EVO; Ducati Traction Control (DTC) EVO 2; Ducati Slide Control (DSC); Ducati Wheelie Control (DWC) EVO; Ducati Power Launch (DPL); Ducati Quick Shift up/down (DQS) EVO 2; Engine Brake Control (EBC) EVO
Pulsanti per cambio rapido dei livelli
Cruscotto full-TFT da 5”
Riding Mode (Race, Sport, Street)
Proiettore full-LED con DRL
Configurazione biposto
Predisposizione per Ducati Data Analyser+ GPS (DDA+ GPS) e Ducati Multimedia System (DMS)

Prezzo Streetfighter V4 
Euro 19.990

La Streetfighter V4 S in un colpo d’occhio

Colorazioni
Ducati Red con telaio grigio scuro e cerchi neri

Differenze di dotazione rispetto alla Streetfighter V4:
Ducati Electronic Suspension (DES) EVO
Forcella Öhlins NIX-30 con sistema di controllo Öhlins Smart EC 2.0
Ammortizzatore Öhlins TTX 36 con sistema di
controllo Öhlins Smart EC 2.0
Ammortizzatore di sterzo Öhlins con sistema di controllo Öhlins Smart EC 2.0
Cerchi forgiati in alluminio Marchesini

Prezzo Streetfighter V4 S
Euro 22.290

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