Non solo supersportive per Ducati

Non solo supersportive per Ducati

le Case motociclistiche rispondono alle necessità del mercato, che richiede moto più facili da guidare, meno impegnative e di utilizzo più trasversale

La tendenza è ormai chiara: le Case rispondono alle necessità del mercato, che richiede moto più facili da guidare, meno impegnative e di utilizzo più trasversale. Una scelta che è anche la causa dell'inarrestabile declino delle supesportive, in grave difficoltà ormai da diversi anni.Anche Ducati si adegua a questo trend, anzi si è già adeguata con modelli come la Multistrada…

La tendenza è ormai chiara: le Case rispondono alle necessità del mercato, che richiede moto più facili da guidare, meno impegnative e di utilizzo più trasversale. Una scelta che è anche la causa dell’inarrestabile declino delle supesportive, in grave difficoltà ormai da diversi anni.

Anche Ducati si adegua a questo trend, anzi si è già adeguata con modelli come la Multistrada e il Diavel, proposte che si differenziavano abbastanza nettamente dal vissuto da “Ferrari delle due ruote” che è sempre stato riconosciuto alla Casa di Borgo Panigale.

In realtà, anche questi due modelli, per cavalleria e utilizzo, non sono proprio indicati per tutti i motociclisti: nonostante riding mode e altre diavolerie elettroniche, restano sempre nell’ambito dell’appassionato evoluto, di colui che non si fa intimorire dal marchio sul serbatoio, da una certa esuberanza della proposta.
Nel frattempo, le altre marche si sono indirizzate con forza verso modelli che propongano un modo diverso di vivere la moto, riscoprendo modelli dall’aria vintage e motori dall’erogazione particolarmente dolce e poco impegnativa.

In questo senso, Ducati ora risponde alla grande in entrambi gli ambiti, da una parte con il nuovo Scrambler, dall’altra con il nuovo motore che promette di essere, se pur a fronte di una potenza disponibile di ben 160 cv, ben più amichevole e facile da condurre in strada.

08-GT-1000
In un recente passato, la Ducati aveva già intrapreso la strada del revival, con la serie Sport Classic, seppur con scarso successo. In foto è raffigurato il modello GT 1000 nella versione 2010.

Del resto, dopo la sbornia di qualche anno fa, del rincorrersi alla ricerca di moto con prestazioni degne dei migliori piloti della SBK, è apparso chiaro che quella strada non portava poi molto lontano: ormai le supersportive che sono in listino nelle principali marche risultano di assai difficile impiego in situazioni stradali e anche su certi circuiti, brevi e tortuosi, come ce ne sono molti in Italia.

La triste fine di queste moto è, per tornare al paragone automobilistico, un po’ quello di certe supercar che qualche volta capita di vedere in giro: borbottanti a 40 km/h in città, balbettanti in autostrada a 130 km/h: insomma, perfette per fare colpo e impressione, assolutamente inutili dal punto di vista pratico.

Il ritorno a moto che si rifanno agli anni settanta/ottanta, quindi, è un discorso razionale, anche se molto gioca l’aspetto emotivo: le moto di quegli anni sono ancora fra le più belle che siano state realizzate, il design spigoloso ha sinceramente un po’ stufato, il pubblico che dispone del contante sufficiente a comprarle ha ormai almeno 45/50 anni, quindi molto sensibile alla riproposta di forme e soluzioni che gli ricordano le moto che ammirava da ragazzino.

La strada dunque è quella: riappropriarsi della moto come strumento di libertà, riscoprire il piacere del viaggio e della guida, dimenticare i pericoli che potenze e impostazioni di guida esasperate hanno ormai reso inaccettabili.

Ovviamente, come ha fatto Ducati con lo Scrambler, il passato è solo uno spunto, un riferimento culturale: la moto di oggi deve essere sicura, piacevole e brillante, possibilmente con costi contenuti di acquisto e manutenzione, così da riavvicinare i giovani alle moto: altrimenti, al bar del passo, fra un po’ di tempo, sarà come stare al circolo dei pensionati!

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