Il mondiale SBK con e senza Bayliss: parla Davide Tardozzi

Il mondiale SBK con e senza Bayliss: parla Davide Tardozzi

Intervista a Davide Tardozzi, Direttore Sportivo del Team Ducati ufficiale in Superbike. Parliamo della stagione 2008 e del dopo Troy Bayliss.

Una moto nuova subito competitiva, un pilota determinato a stravincere il mondiale, un giovane sul quale scommettere e investire e una squadra che ha dimostrato di essere unita come lo sono le dita strette in un pugno. La moto è l’espressione stessa dell’Azienda che l’ha partorita, lo splendido prodotto nel quale la filosofia degli uomini di Borgo Panigale si fonde e si identifica.

Guardi la 1098, ti soffermi sulle forme, ne accarezzi le linee così genialmente “da corsa”, resti quasi incantato dal rosso e vedi tutta l’essenza della Ducati. La 1098 ne è l’ultima icona.

Il pilota, Troy Bayliss, ha fatto come fanno i giocatori di biliardo: ha dichiarato i suoi colpi e ha centrato le buche, dall’alto della sua grande classe e, ancor più, di quello spirito di combattente indomabile che lo ha reso l’idolo di tutti.

Michel Fabrizio si è aggiustato sul trampolino e ha preso le misure per compiere quel salto che tutti si aspettano da lui. Poi la squadra: unita, pervasa da una professionalità, ormai antica, che non ne limita in alcun modo l’entusiasmo. “E’ come una famiglia!”, sono parole di Bayliss. Davide Tardozzi, di questo gruppo di uomini e donne, spesso ne è la faccia e la voce.

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Scene targate 2008: Davide Tardozzi, in mezzo a Michel Fabrizio e a Troy Bayliss, festeggia il titolo mondiale vinto da quest’ultimo a Magny Cours.

L’intervista a Davide Tardozzi

Moto, pilota d’esperienza, talento da coltivare e squadra: argomenti che con Tardozzi abbiamo affrontato, rivivendo alcuni momenti chiave della stagione 2008, per poi proiettarci nell’atmosfera del campionato ormai alle porte. Siamo partiti proprio dalla moto, quella che è sembrata essere, fin dal debutto, una certezza granitica.

Anche all’interno della squadra si percepiva questa sensazione?Che la moto fosse buona ciclisticamente è apparso subito chiaro, dal momento che Troy, quando l’ha provata per la prima volta, ha subito detto che era un grande passo avanti rispetto alla 999. Tuttavia, ci preoccupava un po’ l’handicap, che esiste tutt’ora, rappresentato dagli air-restrictor e dal peso. Era questo che ci faceva un po’ sudare freddo: non era detto che la moto fosse equilibrata. Infatti, poi, durante il campionato, su molte piste abbiamo pagato qualcosa in termini di velocità massima, proprio a causa delle limitazioni che hanno imposto ai bicilindrici nel Mondiale Superbike.

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Ancora un’immagine di Tardozzi insieme a Bayliss. Tra i due l’intesa è stata sempre perfetta.

Per quanto riguarda il lato propriamente umano, c’era invece da stare sicuri; Troy, senza le dissimulazioni che spesso sono proprie dei piloti, aveva del resto dichiarato il suo obiettivo: vincere il mondiale, punto e basta.

Quando un pilota come lui è convinto – racconta Davide – secondo me sono problemi per tutti! Molti avevano pensato che fosse una limitazione il fatto che lui dicesse che era il suo ultimo anno e che doveva vincere, e che questo avrebbe potuto fargli chiudere il gas in certe situazioni: io credo che abbia assolutamente dimostrato il contrario, proprio perché è un pilota diverso da tutti gli altri.

Abbiamo chiesto a Tardozzi quali sono stati i punti chiave della stagione.Per quanto possa essere strano, uno dei punti chiave è stato il doppio zero di Miller, dove si è verificato sia un errore del pilota che un problema tecnico. Credo che questo ci abbia caricato, che ci abbia dato la spinta per migliorare, sia a noi che a lui. Siamo tornati dalla trasferta negli Stati Uniti veramente arrabbiati neri! Quello che in alcune situazioni avrebbe potuto essere un disastro, a noi ha dato una forza esagerata!

Ecco, Davide ci spiega che cosa succede, in qualità di Direttore Sportivo, quando capitano inconvenienti di quel tipo o quando, ad esempio, un pilota butta via un mondiale già vinto, come è successo a Bayliss a Vallelunga.

A un pilota di quel valore devi perdonare tutto, perché se vince molto è perché ha dato tanto. Alla fine devi fare un bilancio non su quello che avrebbe potuto fare, ma su quello che ha fatto, perché quello che ha fatto è già molto più di quello che avrebbero potuto fare tanti altri.

Sembra uno scioglilingua, la risposta di Davide, ma è la dichiarazione vera della stima che il campione australiano ha saputo costruire attorno a sè. Una bella frase che merita di essere letta cento volte.

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Bayliss precede Haga, il quale succederà al pilota australiano nel Team Ducati.

Poi, nonostante lo si sapesse già dall’inizio dell’anno, la Ducati si è resa conto che a partire dal 2009 non avrebbe più potuto far conto su Bayliss: si è cercato in tutte le maniere di convincerlo a correre almeno un altro anno.

Tardozzi ci racconta come si è provato a far cambiare idea al pilota australiano: “Alla gara di Misano gli è venuto qualche ripensamento, – racconta Tardozzi – questo perché si divertiva veramente troppo ad andare in moto e, soprattutto, perché veniva da tre gare non completamente positive, quelle disputate a Monza, a Miller Park e al Nurburgring. Troy non ci stava a finire male la sua carriera. La voglia di vincere era così tanta che il ripensamento è nato dalla paura che ci potessero essere complicazioni nel vincere il mondiale.

Solo paure, scacciate subito, ad esempio, dall’ennesima dimostrazione di forza sulla pista di Brno: il mondiale è vinto, Troy è campione e appende il casco al chiodo.

Siamo ormai al 2009. Si parte dalla medesima certezza che, come dicevamo, aveva fatto da preambolo alla stagione scorsa: la competitività della moto, con l’incognita però di una squadra che, riguardo ai piloti che la porteranno in gara, si presenterà rinnovata per il cinquanta per cento: si è data infatti fiducia a Michel e adesso c’è Haga.

Come si è arrivati all’ingaggio del fuoriclasse giapponese?L’ingaggio di Haga è stato ottenuto in seguito a una comune volontà: dopo quattro anni con Yamaha, pur avendo una buona moto, non è riuscito a vincere il mondiale, mentre noi avevamo bisogno di un pilota forte. Negli anni, la nostra squadra ha dimostrato, per usare le stesse parole di Noriyuki, di poter dare ai piloti quel qualcosa in più che serve. Noi abbiamo scelto quello che riteniamo sia il pilota più forte dopo Troy. E’ una cosa che è accaduta secondo i presupposti più logici.

Poi parla di Fabrizio: “Per quanto riguarda Michel, non confermare un pilota che ha fatto parecchi secondi posti dietro a Troy, che è salito sette volte sul podio al primo anno con noi, che ha dimostrato una crescita costante durante la stagione, pur con qualche alto e basso, e che è risultato competitivo sul finale della stagione, sarebbe stato assurdo. Non tenere con noi il giovane più interessante del mondiale era un controsenso.

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Michel Fabrizio viene accolto con esultanza da Tardozzi e da tutto il Team Ducati in virtù del podio di Gara-2 a Portimao.

Davide ci toglie poi la curiosità circa il fatto che Bayliss abbia influenzato o meno la squadra nella scelta di Haga come suo sostituto.

A Troy è stato ovviamente chiesto un giudizio e si è espresso molto favorevolmente nei confronti di Noriyuki.

A un certo punto, però, il team ufficiale Ducati sembrava vicino a Biaggi!

Biaggi era un candidato ovvio, anche perché ritengo che sarà il nostro avversario del 2009. Era evidente che fosse un pilota da prendere in considerazione, però è stata fatta un’altra scelta, per mille ragioni che non voglio stare a spiegare. Alla fine della prossima stagione i fatti diranno se abbiamo avuto torto o ragione!

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Fabrizio davanti a Biaggi. Il quattro volte campione del mondo della 250 sembrava dovesse prendere il posto di Bayliss, invece sarà sull’Aprilia ufficiale.

Al di là di quanto possa sembrare banale, non ci sembra inverosimile che un Direttore Sportivo abbia cercato di immaginarsi il valore delle forze che verranno schierate, stilando una sua speciale classifica degli avversari più pericolosi.

Ecco, infatti, quella di Tardozzi: “Sicuramente l’Aprilia ha una buona moto e due ottimi piloti, la Yamaha avrà una moto da sviluppare, ma con una certa esperienza maturata nel 2008 e un ragazzo come Spies, che va veramente forte. Poi ci sono i tre piloti Honda. In pratica, quello che posso dire è che all’inizio ci saranno non meno di cinque o sei piloti candidati, dopo di che si potranno ridurre a tre verso la metà del campionato.

Abbiamo infine chiesto a Davide chi si aspetta che possa esprimersi ad alto livello quest’anno, magari dopo essere rimasto un po’ in ombra nella passata stagione:Checa, sicuramente! Mentre tra i giovani chi ha bisogno di confermare quello che ha fatto di buono quest’anno è Neukirchner: sarà uno dei protagonisti. Poi c’è Michel: se lo abbiamo confermato è perché ci crediamo. Sarà uno di quelli che faranno la differenza, da lui mi aspetto che faccia un salto di qualità notevole!

Per concludere, nella stagione alle porte si parte, quindi, con gli stessi presupposti della stagione passata: un giovane e una vecchia volpe del mondiale.

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Ecco i piloti che guideranno la 1098 F09. Haga vanta grande esperienza ed è andato molte volte vicino al titolo, mentre Fabrizio è giovane e promette bene.

Certamente, però andrei oltre: possiamo dire che partiamo con due piloti che possono vincere il mondiale!

Moto competitiva espressione dell’Azienda, piloti (il giovane e l’esperto) messi da Davide sullo stesso piano e una squadra che tutti sognano: elementi più che mai uniti nel modulo vincente.

Foto Ducati Corse

Andrea Tessieri

Andrea Tessieri, da sempre appassionato di motociclismo sportivo, segue le tappe italiane del WorldSBK e del mondiale GP professionalmente dalla fine degli anni novanta. Collaboratore di Mondo Ducati come fotografo e giornalista fin dai primi numeri, la propensione alla studio della storia del motociclismo sportivo lo porta alla pubblicazione di Ducati Racing, nel 1999, e del più recente Ducati Legends, uscito alla fine del 2021.

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