Ducatisti contro resto del mondo: pace fatta?

Ducatisti contro resto del mondo: pace fatta?

Tecnologia e performance per Ducati ormai sono certezze e, forse, il vecchio spirito del ducatista “pronto a tutto” si è affievolito. Nel bene e nel male.

Che cosa bella è la nostalgia! Succede così, che mentre si rimettono a posto vecchie foto d'archivio, capiti sotto mano una testimonianza di un'epoca che non esiste più, qualcosa che ti strappa il sorriso e ti fa venire in mente vecchi e sani ricordi. Quest'effetto ha certamente sortito l'immagine del 1999 che riportiamo in questa pagina: già il riferimento alle…

Che cosa bella è la nostalgia! Succede così, che mentre si rimettono a posto vecchie foto d’archivio, capiti sotto mano una testimonianza di un’epoca che non esiste più, qualcosa che ti strappa il sorriso e ti fa venire in mente vecchi e sani ricordi.

Quest’effetto ha certamente sortito l’immagine del 1999 che riportiamo in questa pagina: già il riferimento alle lire sembra riportare all’archeologia, piuttosto che alla storia, anche se sono passati solo sedici anni dallo scatto.

Poi, il ricordo della rivalità accesa che c’era fra ducatisti e “giapponesi”, ovvero fra chi era ducatista fin nell’anima e non sopportava alcuna critica alle moto di Borgo Panigale e chi, dall’altra parte della barricata, con malcelato senso della superiorità, non poteva che sottolineare l’innegabile migliore qualità e affidabilità delle moto del Sol Levante.

Capita così che, a un raduno Ducati, arrivi un malcapitato a bordo della sua giapponese: è un attimo, basta una penna e un foglio ripiegato a metà: l’ilarità è generale e non è semplice bloccare l’esaltato di turno già munito di chiave inglese pronto a guadagnarsi le sue meritate mille lire!

Oggi, è tutto più sfumato, in quanto sono ormai pochi quelli che si sognano di mettere in dubbio la tecnologia e le performance della Ducati, e anche perché, in generale, la passione è un po’ sfumata; non c’è più quel sentimento viscerale che, in tema di Desmo, faceva difendere a spada tratta anche cause molto difficili!

In effetti, ancora negli ultimi dieci anni del secolo scorso (ecco che ritorna l’archeologia!) scegliere una Ducati era molto più una questione di cuore che non una scelta ragionata: Ducati significava una moto maschia, senza compromessi, la moto che vinceva in Superbike e chi se ne frega se qualche volta ti lascia a piedi.

Gli altri assistevano in sella alle loro quattro cilindri emanando, senza pietà, la sentenza definitiva: “Ducati, soldi buttati”. Forse avranno avuto le loro ragioni, ma le sensazioni brutali del bicilindrico erano impagabili: difficili, riottose e piene di magagne, ma erano le nostre Ducati, dal Pantah fino ai primi Monster, per non parlare dei mono o delle coppie coniche!

Oggi Ducati è conosciuta come la Ferrari a due ruote e va dato merito agli attuali dirigenti di aver fatto dimenticare così velocemente a tutti gli appassionati tutte le difficoltà di decenni passati sull’orlo di una crisi di nervi.

Torna in mente, contento e soddisfatto, quel ducatista che battendo con forza la mano sul serbatoio di metallo del suo Pantah esclamò, fiero e felice come un bambino: “Ah, quante volte mi ha lasciato a piedi!“.

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