Aragon 2020: questo pazzo, pazzo mondiale…

Aragon 2020: questo pazzo, pazzo mondiale…

KO tecnico per la Ducati, ma grazie alle difficoltà di Quartararo, Dovizioso rimane in lotta per il titolo. Vince Rins, Mir in testa al campionato.

Lo diciamo subito: al di là dei veleni, degli scatti d'ira, delle giustificazioni, degli ordini di squadra non dati o non rispettati, pensiamo che il problema vada ricercato a monte della Q1 del sabato. Come si fa a partire con tutte e sei le moto dalla Q1? La Q1 è un collo di bottiglia, una flangia di strozzatura, dalla quale…

Lo diciamo subito: al di là dei veleni, degli scatti d’ira, delle giustificazioni, degli ordini di squadra non dati o non rispettati, pensiamo che il problema vada ricercato a monte della Q1 del sabato. Come si fa a partire con tutte e sei le moto dalla Q1? La Q1 è un collo di bottiglia, una flangia di strozzatura, dalla quale – se va bene – puoi tirar fuori due moto sole per disputare la sessione successiva, quella Q2 nella quale si assegnano i migliori posti in griglia.

Poco per aspirare alla vittoria finale e poco anche per imbastire quel gioco di squadra che sei moto in pista potrebbero consentire. Qualcosa non ha funzionato: è evidente e per Aragon non c’è che una parola. Crisi tecnica. Nelle prove di Aragon le Ducati si sono affrontate nella guerra dei poveri e non è quello il loro posto. Questo campionato è strano, ieri ha vinto meritatamente Alex Rins, con la Suzuki, facendo sì che – ancora una volta – i punti in palio si siano dispersi a ventaglio favorendo la conservazione di un certo equilibrio in cima alla classifica generale, anche grazie ad uno splendido Alex Marquez finalmente padrone della Honda.

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Nessuno che si alzi al di sopra degli altri, nessuno che sia stato fino ad ora capace di tirare decisamente gli eventi dalla propria parte. La prova ne sia la posizione di Joan Mir in classifica: primo. Pur senza avere mai vinto. Questa è la sitazione… una sorta di rubabandiera dove i contendenti, in surplace, non si decidono a ghermire il drappo.

Joan Mir e la Suzuki sono in testa con merito, il merito di essere stati i più costanti, i meno altalenanti. Ne è la prova anche il paragone di Mir con Rins, il vincitore di ieri: stessa moto ma situazione assolutamente diversa. Vincerà anche chi non riuscirà a primeggiare in una gara? Toccherà dare ragione a chi dice che il livello è basso? Toccherà ammettere che l’assenza di Marc Marquez ha destabilizzato a tal punto da far perdere il riferimento assoluto? Bisognerà allinearsi al pensiero che senza Marc Marquez si sia persa la direzione comune nella quale guardare?

A noi piace pensare che anche il campione in carica, quest’anno si sarebbe trovato nelle stesse difficoltà degli altri, magari aiutato dal talento cristallino, ma avrebbe fatto fatto fatica anche lui. Intanto però ci godiamo delle gare come quella di ieri, imprevedibile e appassionante dall’inizio alla fine: è questo che ci piace, no?

Anche la Yamaha, che sembrava sicura dalle prove di poter dare la zampata pesante, deve capitolare. Quartararo, dominatore in qualifica, fa la gara del gambero, terminando fuori dalla zona punti. Viñales, il secondo pretendente accreditato, viene presto ridimensionato, Valentino, positivo al Covid, è a casa e Morbidelli non va oltre una gara onesta.

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Vince la Suzuki, lo abbiamo detto, con Alex Rins, che è l’ottavo vincitore in nove gare, vince rintuzzando un Alex Marquez che ha trovato il bandolo della matassa e va ad un passo dalla clamorosa affermazione. Il meno famoso dei Marquez fa una gara da paura, partendo da dietro e mangiandosi gli avversari ad uno ad uno, fino al sogno che si spezza a tre giri dalla fine, quando un’imbarcata da paura gli consiglia di accontentarsi del secondo posto. Onore e scuse ad Alex, che si affranca dal poco onorevole titolo di quello che non ha capito nulla di come si guida MotoGP e va ad infoltire la schiera dei ragazzi talentuosi figli della Moto2.

Joan Mir arriva terzo e sale in vetta, dietro di lui Viñales, Nakagami, Morbidelli e finalmente Andrea Dovizioso: “Partendo dalla tredicesima posizione, oggi siamo riusciti ad ottenere il miglior risultato possibile. Purtroppo non avevamo la velocità per poter lottare con i primi – ecco il problema, perché Marquez partiva solo due posizioni avanti… – e forse, con le temperature più alte rispetto agli scorsi giorni, la gomma media non si è comportata esattamente come ci aspettavamo. Sicuramente ora abbiamo dei dati sul quale poter lavorare in vista del prossimo fine settimana di gara, che si correrà sempre qui ad Aragón. Speriamo che le condizioni meteo ci permettano di iniziare a lavorare subito con costanza a partire dal primo turno di libere del venerdì”.

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Jack Miller sarà nono alla fine, Joan Zarko decimo, Danilo Petrucci, vincitore di Le Mans e pietra dello scandalo in Q1, solo quindicesimo, Rabat ventesimo, uno dei pochi, con Smith, a non aver superato Quartararo in crisi nera. Pecco Bagnaia caduto dopo tre giri. Il settimo posto, definito “solido”, non può soddisfare, ma questo è il campionato pazzo, dove chi è indietro potrà aspirare ad essere davanti nella prossima gara. Ce ne ricorderemo a lungo, di questa stagione 2020, dove la cosa certa è che nulla è certo. Quattro gare mancano e sono solo quindici i punti da recuperare: forza Andrea e forza Ducati!

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Andrea Tessieri

Andrea Tessieri, da sempre appassionato di motociclismo sportivo, segue le tappe italiane del WorldSBK e del mondiale GP professionalmente dalla fine degli anni novanta. Collaboratore di Mondo Ducati come fotografo e giornalista fin dai primi numeri, la propensione alla studio della storia del motociclismo sportivo lo porta alla pubblicazione di Ducati Racing, nel 1999, e del più recente Ducati Legends, uscito alla fine del 2021.

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