Addio al Maestro Massimo Tamburini, padre della 916

Addio al Maestro Massimo Tamburini, padre della 916

Il nostro saluto al padre del progetto 916 Massimo Tamburini. Un personaggio che rimarrà nella memoria di tutti gli appassionati di moto.

Nellla notte tra sabato 5 e domenica 6 aprile è venuto a mancare, stroncato da un male incurabile, Massimo Tamburini, uno dei più grandi protagonisti dell'industria motociclistica italiana di sempre. E' difficile infatti definire con una sola parola il ruolo che Tamburini ha avuto nella sua lunga carriera lavorativa: tecnico, progettista, designer.Tamburini è stato semplicemente colui che ha saputo creare…

Nellla notte tra sabato 5 e domenica 6 aprile è venuto a mancare, stroncato da un male incurabile, Massimo Tamburini, uno dei più grandi protagonisti dell’industria motociclistica italiana di sempre. E’ difficile infatti definire con una sola parola il ruolo che Tamburini ha avuto nella sua lunga carriera lavorativa: tecnico, progettista, designer.

Tamburini è stato semplicemente colui che ha saputo creare le più belle moto sportive degli ultimi quarant’anni.

Nato a Rimini nel 1943, e dunque romagnolo Doc, Tamburini è stato fondatore, insieme a Valerio Bianchi e Giuseppe Morri, della Bimota, dopo di che è iniziato il suo sodalizio con Claudio Castiglioni, che lo ha portato a occuparsi dei modelli Cagiva, Ducati (negli anni in cui i due marchi facevano parte dello stesso gruppo) e MV Agusta, attraverso l’attività del CRC di San Marino, di cui era leader e ideatore.

Tamburini era addirittura abituato a collaudare personalmente le moto che realizzava, curandone ogni più piccolo dettaglio e, soprattutto, dimostrando un’attenzione quasi maniacale per il rapporto tra forma e funzione.

ducati_916

In poche parole, per Tamburini, qualsiasi elemento del mezzo meccanico, una volta studiato e realizzato con i giusti presupposti, doveva per forza di cose risultare anche bello.

Grazie al suo operato, sono stati riscritti i canoni che caratterizzavano il concetto stesso di moto sportiva e questo è avvenuto soprattutto negli anni Novanta, quando il genio del riminese ha raggiunto la sua massima espressione, supportato anche dal rapporto di grande amicizia e fiducia che condivideva con Castiglioni.

Riassumere tutte le moto che Tamburini ha firmato in tanti anni di carriera sarebbe lungo e difficile, ma basta citare tre modelli per dare un’idea di quanto luminoso sia stato il suo talento: la Cagiva Mito, la Ducati 916 e la MV Agusta F4.

Tre pietre miliari del motociclismo che hanno spostato in avanti i rispettivi riferimenti, costringendo la concorrenza, per quanto possibile, ad adeguarsi.

Le moto di Tamburini erano belle anche una volta private della carenatura, perché da ogni loro dettaglio traspariva l’immensa passione di questo personaggio fuori dal comune: modelli che hanno fatto sognare migliaia di motociclisti e che probabilmente, considerando come si è evoluto il mondo in questi ultimi anni, non vedremo mai più. Pertanto, quella di Massimo Tamburini, che aveva comunque lasciato CRC alla fine del 2008, è una grandissima perdita, anche perché sembra che in forma privata stesse continuando a lavorare su altri progetti.

In un settore dove la tecnologia e la perfezione “invadono” sempre di più la nostra quotidianità, dunque, Tamburini rimarrà forse l’ultimo vero artista della moto, capace di far convivere in un unico mezzo fascino, razionalità ed emozioni.

Di sicuro, il suo esempio costituirà ancora per molto tempo uno stimolo con cui confrontarsi e questo vale per chiunque abbia a che fare con il mondo della moto, dalle grandi aziende alle piccole realtà artigianali.

Per questo motivo, in tanti erano soliti chiamarlo Maestro.

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