Prova in pista della Ducati Monster S4RS: un mostro di rabbia

Prova in pista della Ducati Monster S4RS: un mostro di rabbia

Gian Maria Liverani ha messo alla frusta, sulla pista di Magione, la Ducati Monster S4RS.

Il Monster non ha bisogno di presentazioni, nemmeno per chi di Ducati non capisce un accidente… Quello che forse non tutti sanno, però, è che della celebre naked bolognese ne esiste un’infinità di versioni, all’apparenza simili, ma che in realtà celano caratteristiche tecniche e dinamiche ben diverse. Se, ad esempio, vi capita di notare al semaforo un esemplare che sulla…

Il Monster non ha bisogno di presentazioni, nemmeno per chi di Ducati non capisce un accidente… Quello che forse non tutti sanno, però, è che della celebre naked bolognese ne esiste un’infinità di versioni, all’apparenza simili, ma che in realtà celano caratteristiche tecniche e dinamiche ben diverse. 

Se, ad esempio, vi capita di notare al semaforo un esemplare che sulla fiancatina laterale ha una targhetta con su scritto “S4RS”, bene, vi consigliamo di non invitare il relativo proprietario a “singolar tenzone” perché, con buona probabilità, qualunque naked guidiate, verrete probabilmente sverniciati…

La S4RS è infatti il modello più potente e, di conseguenza, performante dell’intera gamma Monster. Il suo motore Testastretta a quattro valvole sprigiona la bellezza di 130 Cv, che corrispondono a doti di accelerazione da togliere il fiato, soprattutto in considerazione del fatto che vengono ottenute su una moto priva di carenatura.

Monster S4RS prova in pista 2007
La vista laterale destra del Monster S4RS è senza dubbio quella più bella, con il doppio scarico e la ruota posteriore a sbalzo in evidenza.

La premessa doverosa, quindi, è che si tratta di un mezzo per motociclisti esperti, non di un giocattolo per andare al bar… Non a caso, la nostra prova si è svolta in pista, l’Autodromo Borzacchini di Magione (in provincia di Perugia), e con un pilota professionista in sella, Gian Maria Liverani (che vanta trascorsi nel Motomondiale e nel Mondiale Superbike).



In tale contesto è emerso il grandissimo potenziale di questo modello: con gomme specifiche per l’uso in circuito e qualche intervento sulla taratura delle sospensioni di serie, si avvicinerebbero, o addirittura si eguaglierebbero, i tempi sul giro di una vera supersportiva.

Monster S4RS prova in pista 2007 -pilota Gian Maria Liverani
In pista, il motore della S4RS trova libero sfogo, assecondato da un pacchetto ciclistico di prim’ordine.

A riprova di ciò, basta la velocità massima (indicata) raggiunta dal nostro tester in fondo al rettilineo del tracciato umbro: 240 Km/h. Roba da far paura, dunque, ma anche una prestazione supportata, come vedremo, da un pacchetto ciclistico eccellente, che non porge il fianco a critiche di sorta, se non all’impostazione intrinseca della moto stessa.

Partiamo dunque col descrivere le caratteristiche tecnico-estetiche di questa purosangue: la linea è la stessa, inconfondibile, che da anni caratterizza la famiglia Monster. Questa versione si diversifica, al pari delle altre che fanno parte della gamma SR, per la presenza del forcellone monobraccio in tubi e del doppio scarico laterale sul lato destro, in posizione rialzata. A questi connotati, si aggiunge la livrea bicolore che, nel nostro caso, prevedeva una base bianca solcata da una striscia longitudinale rossa con relativi filetti.

Monster S4RS prova in pista 2007 Magione
I pneumatici di primo equipaggiamento non si sono dimostrati pienamente all’altezza delle prestazioni.

Per quanto riguarda le sospensioni, la Casa di Borgo Panigale non ha badato a spese, equipaggiando questo Monster con il meglio reperibile sul mercato. Forcella e ammortizzatore sono dunque della svedese Öhlins e sono muniti di tutte le possibilità di regolazione del caso. I cerchi, con canale da 3,5” davanti e 5,50” dietro, sono invece della Marchesini e presentano un particolare disegno a razze sdoppiate che, oltre a renderli molto belli esteticamente, fa sì che risultino anche particolarmente leggeri.

L’impianto frenante porta la firma della Brembo e, in pratica, è lo stesso che equipaggiava la 999R, vale a dire la più raffinata e prestigiosa Superbike Ducati prima dell’avvento della nuova 1098. Le pinze anteriori sono dunque ad attacco radiale, con quattro pistoncini abbinati ad altrettante pastiglie, e agiscono su due dischi flottanti da 320 mm, mentre posteriormente c’è un disco singolo da 245 mm che viene “morso” da una pinza a due pistoncini.

Monster S4RS prova
Alcuni particolari della versione S4RS sono in fibra di carbonio, come i fianchetti laterali e il parafango anteriore.

Com’è giusto che sia su una moto di questo livello, poi, la pompa che gestisce l’impianto anteriore, al pari di quella della frizione, è di tipo radiale ed entrambe sono abbinate a tubazioni in treccia metallica, che garantiscono il massimo dell’affidabilità, anche in condizioni di utilizzo gravoso.

Il manubrio della S4RS si differenzia da quello di altre versioni per il fatto di essere realizzato in alluminio e di possedere una sezione variabile (più larga al centro, più stretta alle estremità), in modo da garantire la giusta resistenza meccanica e al tempo stesso contenere il peso.

Monster S4RS Ducati
L’avantreno è composto da forcella Öhlins, impianto frenante Brembo con pinze ad attacco radiale e dischi da 320 mm e cerchio Marchesini.

L’allestimento di questa versione prevede poi alcuni componenti in fibra di carbonio che impreziosiscono la dotazione di serie, tra i quali il parafango anteriore, i fianchetti laterali, i coperchi delle cinghie di distribuzione, le protezioni ai lati del radiatore e quelle sul silenziatore di scarico superiore. Al di là dei dettagli, comunque, il protagonista assoluto del Monster più “cattivo” del listino Ducati è appunto il motore.

Monster S4RS 130cv
Il potentissimo Testastretta che equipaggia il Monster S4RS.

Il Testastretta da 998 cc è caratterizzato da misure di alesaggio e corsa di 100 x 63,5 mm. Il rapporto di compressione è pari a 11,4:1, mentre la potenza massima, come già accennato all’inizio, tocca quota 130 Cv a 9500 giri, con una coppia di 10,7 Kgm a 7500 giri.

All’alimentazione provvede un impianto di iniezione elettronica Marelli con corpo farfallato da 50 mm. La trasmissione conta invece su un cambio a 6 marce con frizione multidisco a secco a comando idraulico.

Per quanto riguarda, poi, le principali quote ciclistiche, l’interasse misura 1440 mm e il cannotto di sterzo ha un’inclinazione pari a 24°. La sella è posta a 800 mm di altezza, mentre il peso a secco dichiarato (e dunque senza i 14 litri di carburante che è in grado di contenere il serbatoio) è di 177 chilogrammi.

Naturalmente, il Monster S4RS è in regola con le normative Euro 3.

DUCATI S4RS: COME VA

Torniamo alla pista, vale a dire l’ambiente dove la moto in questione trova i presupposti per esprimere al meglio il suo enorme potenziale. I primi commenti in proposito da parte del nostro Liverani non lasciano spazio a dubbi: “Credo che nessuno sia in grado di sfruttare al 100% questo Monster su strada. In pratica, si tratta di una superbike con il manubrio largo, quindi c’è bisogno di un contesto adatto.

Per contesto si intende naturalmente anche l’equipaggiamento in termini di pneumatici, che nel nostro caso erano i Bridgestone BT 014, in verità un po’ troppo turistici per la destinazione del mezzo.

Le gomme montate in occasione della nostra prova hanno un profilo che penalizza leggermente l’ingresso in curva, nel senso che la moto tende un po’ ad allargare la traiettoria rispetto alla linea ideale. Anche per quanto riguarda il grip, inoltre, dopo qualche giro tirato i pneumatici cominciano a scivolare, pur annunciando sempre con largo anticipo la perdita di aderenza. Rimanendo all’interno della gamma Bridgestone, una BT 002 sarebbe stata senz’altro molto più indicata.

Detto questo, comunque, il nostro tester ha solo parole di elogio, a cominciare dal propulsore.

La cosa che colpisce maggiormente è il fatto che appena si appoggia la mano sul comando del gas il motore comincia a spingere in modo efficace fin da subito. Dai 2000 giri in poi, infatti, la coppia disponibile è già discreta e l’erogazione prosegue fino a 10.500 giri senza nessuna incertezza, dopo di che interviene il limitatore. L’impressione è che senza quest’ultimo il bicilindrico Ducati proseguirebbe anche oltre, ma anche così l’accelerazione è impressionante e la ruota anteriore, nelle prime due marce, si solleva inesorabilmente da terra, nonostante la rapportatura piuttosto lunga.

Le straordinarie prestazioni dell’S4RS sono comunque scandite da una progressione, per quanto travolgente, abbastanza omogenea, che non innesca brusche reazioni da parte dell’avantreno, se non qualche ondeggiamento a bassa frequenza.

Monster S4RS prova
Nei cambi di direzione la S4RS si dimostra molto maneggevole, oltre a trasmettere una positiva sensazione di leggerezza grazie al manubrio largo.

Il tiro sembra inesauribile, tanto che in poco spazio la moto raggiunge delle velocità notevoli. Il piccolo cupolino consente inoltre di sfruttare un pur minimo riparo aerodinamico quando si viaggia in rettilineo, anche se bisogna rannicchiarsi al massimo, con il busto appoggiato sul serbatoio. In uscita dalle curve strette, invece, come quelle che caratterizzano il tracciato di Magione, si avverte un forte trasferimento di carico sotto la spinta del propulsore. In pratica, l’ammortizzatore si schiaccia e la forcella, estendendosi rapidamente, fa perdere il contatto con l’asfalto alla ruota davanti. Talvolta, l’alleggerimento dell’avantreno è tale che il pneumatico anteriore sfiora appena il suolo, determinando un leggero sbacchettamento che, tuttavia, non degenera mai e si smorza non appena si inserisce il rapporto successivo.



Nella hit parade dei pregi messi in mostra dal Moster S4RS, immediatamente dopo il motore viene la frenata: “L’impianto anteriore si è dimostrato potentissimo, ma al tempo stesso molto modulabile. La moto si ferma in poco spazio attraverso una pressione sulla leva davvero ridotta, tanto che basta un solo dito, o al massimo due, anche nelle staccate al limite proprie dell’uso in pista.

A questo risultato contribuisce anche l’ottimo funzionamento offerto dalla forcella, che mantiene stabile il veicolo in fase di frenata.

Prova Ducati Monster S4RS
Anche in frenata, il più potente dei Monster non teme rivali, perfettamente assecondato dalla modulabilità dell’impianto anteriore e dal comportamento della forcella.

L’affondamento non avviene in modo troppo repentino e non si corre il rischio di arrivare a fine corsa, anzi: la ruota anteriore, viceversa, continua a copiare le asperità fino all’ingresso in curva.

Quest’ultima fase, come dicevamo, è contraddistinta da una leggera deriva dell’avantreno dovuta alle caratteristiche dei pneumatici di primo equipaggiamento, cosa che si ripercuote anche sulla fase di uscita, dove il pilota non può aprire il gas quando vorrebbe, ma è costretto ad aspettare di riguadagnare la traiettoria desiderata.

Per ottenere i migliori tempi sul giro, infatti, la guida deve essere aggressiva, cercando di spigolare le curve in modo da sfruttare le considerevoli doti di frenata e accelerazione che detiene questo modello.

Grazie al manubrio largo, che poi è una delle caratteristiche principali del Monster, la maneggevolezza è molto buona, quindi i cambi di direzione sono rapidi e la sensazione è quella di guidare una moto più leggera di quanto non lo sia in realtà. Questo ti permette di fare poca fatica per andare forte. Paradossalmente, ci si stanca più in uscita di curva, proprio in virtù della grandissima accelerazione, che non in frenata, come avviene di solito.

Anche in questo caso, così come su tutte le versioni della serie SR, la posizione in sella è comoda e funzionale.

Secondo Liverani, pur disponendo di una luce a terra che scongiura eventuali contatti con l’asfalto, le pedane potrebbero essere sistemate ancora un po’ più in alto, perché con la configurazione di serie si rischia di consumare precocemente la punta degli stivali…

Anche sul veloce, comunque, in pieno appoggio, la S4RS ha un comportamento egregio, sempre a prescindere dalla resa dei pneumatici.

Il bilanciamento generale del mezzo è ottimo e la moto si lascia guidare molto bene. In proiezione stradale, immagino che su un percorso misto siano pochi i modelli in grado di starle dietro, anche se la rapportatura del cambio, in questo caso, risulterebbe decisamente lunga. Per contro, accorciare i rapporti significherebbe correre il rischio di mettersi costantemente la moto per cappello in accelerazione…

In conclusione, noi stessi ci siamo domandati quale sia l’utilizzo in funzione del quale ha senso acquistare una Ducati come questa.

La risposta potrebbe essere che, in ogni caso, stiamo parlando di un modello con una componentistica di primissimo piano e che, se condotta con dolcezza, si comporta come una tranquilla naked da esibire al bar per le sue forme inconfondibili e il fascino del bicilindrico desmo, ma all’occorrenza è pronta a tirare fuori gli attributi (meglio se in pista), regalando massicce dosi di adrenalina allo smanettone di vecchia data.

Sul libretto delle istruzioni, però, dovrebbero ricordarsi di scrivere: “usare con cautela”…

foto Snap Shot

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