Ducati Special 916 e 999: gemelle diverse

Ducati Special 916 e 999: gemelle diverse

Queste Ducati 999 e 916 sono due Special, rivisitate dai fratelli Rinaldi, con caratteristiche differenti ma dall’aspetto analogo.

In quell’officina situata nella zona industriale ai piedi del Monte Titano succedono cose strane. I fratelli Rinaldi, Roberto e Federico, sono due tipi vulcanici.Il primo è la mente imprenditoriale dell’azienda, mentre il secondo associa a ottime conoscenze tecniche e a una grande perizia manuale nella meccanica una manetta fuori dal comune, visto che all’occorrenza sa trasformarsi in valido pilota di…

In quell’officina situata nella zona industriale ai piedi del Monte Titano succedono cose strane. I fratelli Rinaldi, Roberto e Federico, sono due tipi vulcanici.

Il primo è la mente imprenditoriale dell’azienda, mentre il secondo associa a ottime conoscenze tecniche e a una grande perizia manuale nella meccanica una manetta fuori dal comune, visto che all’occorrenza sa trasformarsi in valido pilota di livello nazionale.

Così, dal connubio tra questi personaggi così assortiti spesso nascono idee frutto della loro fantasia e della loro passione per le moto.

Nella fattispecie, è capitato che due clienti, Giovanni e Matteo, si rivolgessero a loro per realizzare una special esteticamente originale, ma al tempo stesso bella e performante da guidare su strada.

In un caso la base da sfruttare era una 999 MY 05, nell’altro una non più giovanissima ma sempre valida 916 del 1997.

Incredibile ma vero, partendo da due modelli così diversi tra loro si è arrivati a ottenere moto molto simili, senza peraltro far sì che accadesse di proposito.

moto Ducati 916 e moto Ducati 999
Due moto simili che sfruttano basi molto diverse: in un caso la 916, nell’altro la 999.

La cosa ancora più strana, se vogliamo, è che si siano seguite due filosofie quasi diametralmente opposte pur arrivando a un risultato quasi identico.

Nel caso della sportiva disegnata da Pierre Terblanche, infatti, la parte meccanica è rimasta quasi strettamente di serie. Telaio, freni, ruote, sospensioni e gran parte del motore sono, dunque, quelli originali. In questo caso, l’opera di trasformazione si è concentrata principalmente sulla parte estetica.

Diversamente, invece, sul capolavoro di Massimo Tamburini si è partiti da una base già elaborata, visto che il proprietario è un grandissimo appassionato della componentistica racing.

Da questo punto di vista, si era spinto a tal punto che per allestire la moto com’è adesso si è dovuto tornare indietro di qualche step, visto che alcuni accessori e parti speciali non si adattavano alla guida su strada.

E’ comunque interessante sentire dalle parole di Federico qual è stato il percorso che ha accompagnato la trasformazione di questi due esemplari. Un percorso che ha impegnato i ragazzi dell’officina sanmarinese per più di un anno.

“Sulla 999 abbiamo operato interventi di puro abbellimento, sia tecnico che estetico. Ecco che sono state sostituite le piastre di sterzo, abbiamo realizzato i riser in alluminio ricavato dal pieno per montare il manubrio alto, è stato realizzato un telaietto anteriore completamente artigianale per supportare il nuovo cupolino, nel quale è rimasto il gruppo ottico originale con due elementi disposti verticalmente, affiancato da una serie di led che contornano la bocca delle prese d’aria e funzionano da luci di posizione, sulla falsa riga di quanto avviene sulle nuove Audi.”

La parte posteriore della moto vede invece l’adozione di un impianto di scarico completo con terminale sdoppiato, come avviene nella 1098, anziché possedere un singolo elemento scatolato come il modello di serie. Per snellire il retrotreno, poi, è stato adottato un portatarga regolabile nell’inclinazione e dotato a sua volta di una luce di stop a led rossi coperti da una gemma trasparente.

L’opera di “spogliarello”, viceversa, non è stata integrale. A coprire le “nudità” della 999 sono rimaste delle piccole appendici ai lati del radiatore e una vasca inferiore sotto al motore. Una sorta di bikini che dona grazia all’insieme e che ha permesso, tra l’altro, di estendere le superfici verniciabili in modo da ricavare una livrea di forte impatto estetico.

Per aumentare il comfort e l’efficacia di guida, invece, è stata prevista una frizione antisaltellamento.

particolare in carbonio del carter frizione

“La moto è comoda, divertente, guidabile. Il manubrio largo ne fa una street fighter che, a tratti, ricorda quasi una supermotard– spiega Federico – Ciononostante sa essere anche grintosa, visto che stiamo sempre parlando di un motore da 138 Cv, che su strada sono più che abbondanti!”

In questo caso, lo spunto per la trasformazione è venuto dal fatto che, con l’uscita della nuova 1098, la 999 non avrebbe più avuto un mercato particolarmente fervido.

“A livello di frenata, sospensioni e ciclistica in generale, la 999 Base va già molto bene, quindi era inutile intervenire in quel frangente. Piuttosto, abbiamo cercato di creare un mezzo unico dal punto di vista dell’impatto visivo, grazie a delle sovrastrutture realizzate appositamente e a una livrea aggressiva ma non pacchiana. I colori che abbiamo utilizzato sono infatti quelli classici: rosso, bianco e nero, con l’aggiunta di qualche filetto verde sul cupolino e sul codone in modo da ricreare il tricolore.”

Per adattare la posizione di guida alla nuova configurazione, tra le pedane e il telaio sono stati inseriti degli spessori che hanno allargato il piano d’appoggio dei piedi, garantendo una posizione più confortevole. La sella, sia quella del pilota che quella del passeggero, è stata rifatta e adesso è in parte ricoperta con alcantara e in parte con tessuto tecnico antiscivolo, impreziosita dai marchi Skarburati ricamati sopra.

moto Ducati 916
Sopra: la più aggressiva è senza dubbio la nuda su base 916. Sotto: più curata sotto il punto di vista estetico la ex 999.

moto Ducati ex 999

“Secondo me rappresenta un’ottima alternativa, anche alla luce dei rumors che, a quanto sembra, vogliono Ducati impegnata proprio nella definizione di una 1098 senza carenatura!”

L’unico riguardo concesso alla ciclistica consiste in questo caso nella presenza di un ammortizzatore Öhlins con precarico idraulico, mentre il motore, a parte il già citato scarico, conta su dei filtri dell’aria artigianali, visto che i condotti sono stati “troncati”, e su una Eprom appositamente rimappata.

La parte bassa dell’impianto frenante, vale a dire dischi e pinze, è rimasta di serie, anche se la pinza posteriore è stata spostata sotto al forcellone, mentre al manubrio compare una pompa radiale, così come per la frizione, della Performance Technology con tanto di leva personalizzata e serbatoio in alluminio della Rizoma.

Dal catalogo di quest’ultima sono stati prelevati anche gli specchietti, in alluminio ricavato dal pieno, e gli indicatori di direzione a led.

La cosa interessante è che tutti i componenti citati fino ad ora sono regolarmente omologati per l’utilizzo su strada, dunque il cliente di questa 999 può dormire sonni tranquilli.

Diverso è il discorso, invece, per quanto riguarda l’altra “gemella”, la 916. In questo caso, di serie non è rimasto praticamente niente.

Come dicevamo, la moto era stata precedentemente trasformata in una superbike e per adattarla all’utilizzo su strada si è dovuta attuare un’opera di riconversione.

due moto ducati 916 e 999
Sopra: le due moto, faccia a faccia, mettono a confronto differenze e analogie. Sotto: per l’ambientazione del servizio si ringrazia l’aeroclub di San Marino.

le moto Ducato 916 e 999

“Il telaio e il forcellone sono originali, – racconta Federico – mentre la base di sterzo, ad esempio, è stata sostituita per avere un angolo di sterzata superiore, piĂą consono a una naked che non a una supersportiva. Freni e sospensioni sono stati rivisti in un’ottica piĂą sportiva. Davanti abbiamo una forcella Ă–hlins ex 999 sulla quale sono stati montati dei piedini ad attacco radiale della Performance Technology in abbinamento a pinze della stessa marca prodotte per De Cecco Racing, come si vede dalla sigla incisa sopra. I dischi anteriori sono Braking a margherita da 320 mm, mentre le pompe al manubrio sono le Brembo radiali che equipaggiavano l’Aprilia RSV 1000, con quella della frizione coadiuvata da un attuatore maggiorato che riduce moltissimo lo sforzo da applicare alla leva. Anche qui troviamo i serbatoi Rizoma in alluminio, gli specchietti ricavati dal pieno, le frecce a led, il cupolino con faro della 999 e il telaietto anteriore artigianale. I cerchi, a cinque razze sdoppiate provengono invece da un Monster S4RS e sopra abbiamo applicato degli adesivi di nostra produzione, così come sulla 999, che riportano il nome della moto.”

Al posto della tradizionale strumentazione analogica della 916 è stato installato un dashboard digitale della Koso Racing che include tutte le funzioni del caso, compreso l’indicatore di fuorigiri per il cambio marcia.

L’ammortizzatore di sterzo è adesso della Matris, di tipo pressurizzato mentre il Desmoquattro è caratterizzato da un kit di tubi per l’impianto di raffreddamento in silicone blu, più affidabile e bello da vedere. Sempre a tale scopo sono stati adottati dei coperchi per le cinghie di distribuzione di tipo a finestra, che lasciano vedere le pulegge sottostanti. L’impianto di scarico è prodotto interamente dalla Shark con silenziatori in fibra di carbonio e presenta collettori da 52 mm di diametro.

916 e 999: due mondi a parte che, tuttavia, trovano un punto di congiunzione in queste special belle e funzionali.

Anche in questo caso sono stati adottati dei filtri artigianali inseriti nei condotti che portano all’airbox e la Eprom è stata rimappata di conseguenza.

Oltre al manubrio largo, la nuova posizione di guida prevede le pedane arretrate della JPR Corse in alluminio ricavato dal pieno con cambio rovesciato.

Troviamo poi una ricca quantità di carbonio tra serbatoio, parafanghi, codone, vasca per l’olio ecc.

inventori e proprietari delle Ducati
I fratelli Rinaldi (il primo e il terzo da sinistra) in compagnia di un loro collaboratore e dei proprietari delle special protagoniste del servizio.

“E’ stata necessaria una buona dose di lavoro per spostare la batteria e alcuni componenti dell’impianto elettrico, come la centralina, sotto la sella, in modo che non si vedessero. Sulla 999 questo problema non si è presentato, visto che essa presenta già una struttura in plastica dove vengono alloggiati ordinatamente tutti i componenti elettrici. Diciamo che la 916 è un po’ più rude se la si guarda da vicino, ma è anche giusto così. Si tratta di una moto molto sportiva concepita oltre dieci anni fa, ma che emana ancora tantissimo fascino. Non mancano, comunque, anche in questo caso alcuni particolari raffinati, come la sella in alcantara con cuciture rosse e lo scudetto Ducati Corse ricamato.”

La livrea di questa 916 nuda si basa essenzialmente sul contrasto tra le sovrastrutture in nera fibra di carbonio, il telaio rosso e il tricolore che attraversa il cupolino in senso verticale.

Stesso vestito, dunque, per due modelli molto diversi, che hanno addirittura diviso le opinioni dei ducatisti: da una parte chi apprezza l’originalità della 999 e dall’altra chi venera i canoni perfetti della 916.

Pertanto, Skarburati ha visto bene di mettere tutti d’accordo!

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