Hypermonster: una questione personale

Hypermonster: una questione personale

Un po’ Multistrada, un po’ Hypermotard: questa special nasce da una vera e propria visione tradotta in realtà.

La presentazione della Hypermotard 1100 ha avuto un effetto a dir poco elettrizzante su Andrea Bianchi, inventore ed esecutore materiale della special che andiamo a presentarvi. Alla visione della moto al Salone di Milano del 2005, infatti, Andrea ha avuto la stessa emozione di quando ha visto per la prima volta la 916, il Monster, la MV F4 e la…

La presentazione della Hypermotard 1100 ha avuto un effetto a dir poco elettrizzante su Andrea Bianchi, inventore ed esecutore materiale della special che andiamo a presentarvi. Alla visione della moto al Salone di Milano del 2005, infatti, Andrea ha avuto la stessa emozione di quando ha visto per la prima volta la 916, il Monster, la MV F4 e la Brutale. Il viaggio di ritorno dal Salone lo ha trascorso completamente assorto nei suoi pensieri e pervaso dalle sensazioni provate alla vista di quella moto.

Andrea non sa neppure esprimere ciò che ha provato davvero: “Principalmente, i miei sentimenti erano un misto di impazienza, perché volevo quell’oggetto, e di gelosia, al pensiero che quella stessa moto poteva essere posseduta anche da altri…

Le settimane successive a quella “rivelazione”, Bianchi ha cercato di trascorrerle in modo tale da evitare ogni pensiero che richiamasse alla mente l’argomento.

Tutto questo fino a quando un caro amico, possessore di una splendida special su base Monster alla cui realizzazione ha partecipato attivamente lo stesso Andrea, gli ha sussurrato: “Pensa se, invece di fare la mia special partendo da un Monster, l’avessimo fatta con una Multistrada! Probabilmente, adesso avremmo ottenuto una moto molto simile alla Hypermotard…

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Semplice, razionale e curata dal punto di vista estetico: così doveva essere la special che aveva in mente Andrea Bianchi.

Quelle parole gli sono rimbombate nella testa per giorni, fino a quando è definitivamente scattata l’intenzione di fare qualcosa di nuovo e di creare questa special sul serio.

Bene, della serie “ora mi faccio una moto, o meglio, me la costruisco!”, Andrea ha iniziato a fare i primi voli pindarici con la fantasia, tracciando qualche linea sulla stampa di una Multistrada denudata delle sovrastrutture.

Nelle prime intenzioni non voleva essere troppo banale, facendo un fac-simile della moto vista al Salone di Milano. L’obiettivo era, in pratica, quello di dar vita alla moto che aveva sempre desiderato, volendo comunque attribuirle uno stile originale e che non avesse il sapore del “già visto”.

Con l’aiuto del suo socio, dunque, Bianchi è riuscito a trovare una MTS1000 incidentata, dalla quale è partito tutto. La moto in questione è stata portata a casa, completamente spogliata e, dopo un bel respiro profondo, gli è stata tagliata la parte posteriore del telaio!

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Uno dei bozzetti che hanno dato vita a questa “Hypermonster”.

Contemporaneamente, infatti, è stato realizzato un nuovo telaietto reggisella (che ha preso il posto della porzione amputata) ed è stata ipotizzata la forma del serbatoio in base ai bozzetti precedentemente realizzati. Il manichino del serbatoio e della sella è stato ottenuto con del legno riempito di poliuretano e rifinito con dello stucco.

A livello filosofico, secondo Andrea, il gruppo ottico anteriore di una moto è la parte che la caratterizza di più: perciò, non voleva utilizzare un’unità già in commercio che, magari, avrebbe ricondotto il pensiero di un eventuale osservatore a un’altra moto.

Cercava, insomma, un’idea originale, diversa dalle soluzioni che si vedono sulla maggior parte delle special in circolazione. Si è dunque partiti dal vetro di una Multistrada (dopo tutto, sul libretto di circolazione c’è scritto Multistrada!) e si è cercato di crearvi attorno un involucro compatto, che racchiudesse in sé tutti gli elementi del faro originale. E’ stata tagliata una lastra di alluminio per elettroerosione, secondo la sagoma esterna del faro, e poi si è provveduto a sagomarla e a rifinirla a mano.

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La moto durante l’allestimento, con sovrastrutture in clay.

Per la parte posteriore è stato realizzato un modello dal quale, poi, è stato ricavato il pezzo definitivo in vetroresina.

Per quanto riguarda l’impianto di scarico, invece, esso è stato realizzato utilizzando un terminale in fibra di carbonio normalmente in commercio abbinato a dei collettori after market parzialmente modificati.

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A sx: un bellissimo scorcio del retrotreno, dominato dal silenziatore in carbonio rialzato. A dx: un particolare del gruppo ottico anteriore.

Ultimati questi dettagli, insieme ad altri componenti, come il portatarga, il supporto del gruppo ottico anteriore, la strumentazione e il vano sottosella in alluminio, è iniziato lo smontaggio per la verniciatura e la rifinitura finale. Sono stati riverniciati anche il telaio, le ruote e il motore, mentre le parti in alluminio sono state sottoposte a un processo di anodizzazione.

Il definitivo assemblaggio è stato operato presso l’officina di Ducati Arezzo. Nel frattempo, però, un vero e proprio artista di Cattolica realizzava il serbatoio in alluminio sulla base del modello fatto in precedenza. La sella è stata ottenuta grazie a una parte inferiore in vetroresina sulla quale è stata applicata un’imbottitura in neoprene. Il montaggio finale di tutte le sovrastrutture ha richiesto molto tempo, oltre alla modifica dell’impianto elettrico. Il nuovo layout della moto ha infatti reso necessaria una diversa disposizione dei vari componenti elettrici.

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Questa immagine mette in evidenza la grande compattezza della moto nella zona di congiunzione tra la sella e il serbatoio.

Il raggiungimento di questi elementi da parte dei relativi cavi ha comportato un gran lavoro di “taglia e cuci” dell’impianto stesso ma, a lavori ultimati, il risultato è stato davvero apprezzabile.

La moto è infatti molto leggera, con 169 Kg in ordine di marcia.

Un Monster 695, a confronto, sembra un carroattrezzi! – sono le parole di Andrea – L’inserimento in curva è diventato fulmineo e nei cambi di direzione sembra di guidare una moto da fuoristrada. Questo si ottiene anche per effetto dell’impostazione di guida, che richiama molto questa tipologia. Il raccordo tra serbatoio e sella, ad esempio, l’ho voluto realizzare il più stretto possibile, proprio per questo motivo.

La linea della special realizzata da Bianchi è molto personale. Lui stesso ci tiene a sottolineare che la moto è esattamente così come appare: semplice, razionale, senza tanti fronzoli, ma ben rifinita e, soprattutto, diversa da tutte le altre.

Le fotocopie, insomma, lasciamogliele fare agli altri…

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