Bagnaia tinge di rosso il Mugello

Bagnaia tinge di rosso il Mugello

Al Mugello, tra prove e gara, con la Ducati Desmosedici c’è gloria per tutti: Di Giannantonio fa la Pole, Bezzecchi e Marini sono fra i protagonisti, ma è la moto rossa di Francesco Bagnaia che taglia per prima il traguardo.

Pilotare la Desmosedici adesso sembra facile, andare forte con la Ducati sembra essere alla portata di molti. I piloti italiani sono forti, sono giovani e sono tanti. E’ vero, siamo sulla pista del Mugello, dove i ragazzi italiani sono di casa, e questo conta, ma il livello della MotoGP è altissimo e stare davanti comunque non è facile. Fabio Di…

Pilotare la Desmosedici adesso sembra facile, andare forte con la Ducati sembra essere alla portata di molti. I piloti italiani sono forti, sono giovani e sono tanti. E’ vero, siamo sulla pista del Mugello, dove i ragazzi italiani sono di casa, e questo conta, ma il livello della MotoGP è altissimo e stare davanti comunque non è facile.

Fabio Di Giannantonio porta a casa una splendida Pole Position, sulla moto del Team Gresini e Bezzecchi e Marini – anche loro vivacissimi in prova – chiudono la gara quinto e sesto rispettivamente. Iniezioni di fiducia da cercare di riscuotere nelle prossime gare.
Il Gran Premio d’Italia però racconta la sua storia fatta di gloria e polvere, di esaltazione e delusione: vince Francesco Bagnaia, in maniera splendida, autoritaria, e cade e fa zero Enea Bastianini. Entrambi i fortissimi piloti italiani rimontano dopo il via, cercano di far valere la propria legge. Bagnaia vuole legittimare il proprio rango, rimettere le cose a posto e ristabilire le gerarchie. Bastianini far valere il proprio metodo, essere ancora il cacciatore e catturare le proprie prede nella seconda parte di gara.

Così si fanno largo tra gli avversari, rimontano posizioni, sono in forma, sanno interpretare le curve del circuito di casa come nessun altro, ma a Francesco Bagnaia riesce l’assoluto e Bastianini sbaglia e cade al quattordicesimo giro. In mezzo a loro – finora discontinui – il pericolo rappresentato dalla consistenza e dalla costanza di Fabio Quartararo e di Aleix Espargaro.
La storia del Gran Premio d’Italia è lo specchio della la storia del Campionato Mondiale MotoGP fino ad ora: la migliore moto è senza dubbio la Ducati, con cinque vittorie su otto gare disputate, ma in cima alla classifica ci sono Yamaha e Aprilia, una vittoria a testa. Occorre riflettere, occorre maturare nell’ottica del conseguimento del bersaglio grosso. Bagnaia ieri è stato splendido. Una volta in testa ha saputo fare come in Spagna: ha permesso a Quartarano solo di annusare i propri scarichi, è apparso al francese Campione del Mondo come un’immagine che è davanti, la vedi, ma non la puoi raggiungere.

Una gara perfetta, la sua, pennellando le curve del tracciato come nessuno ha saputo fare. Così ha vinto, recuperando però in classifica solo il minimo, guadagnando tanto solo su Enea, perché nessuna Desmosedici si è saputa inserire tra lui e chi lo precede in graduatoria generale.
Il punto cruciale infatti è questo: finora alla Ducati non si è riusciti a far valere il potenziale enorme rappresentato da avere un mezzo fantastico, da averne addirittura otto in griglia, per di più in mano a piloti di valore assoluto o giovani prossimi ad attestarsi ai massimi livelli. La contraddizione nelle classifiche parla chiaro: a fronte del dominio nella graduatoria per Marche, dove la Casa di Borgo Panigale detta legge (con 59 punti di vantaggio sulla Yamaha e 66 sull’Aprilia), in quella piloti Bastianini e Bagnaia pagano rispettivamente 28 e 41 punti alla Yamaha di Quartararo e 20 e 33 all’Aprilia di Espargaro.
E Fabio e Aleix sono praticamente da soli, con i propri compagni di Marca lontani dalle posizioni che contano, lontani dal poter dar loro una mano. Al Mugello poi sono clamorosamente mancati Jack Miller e Jorge Martin. Si è fatto vedere un buon Zarco, che cerca con pazienza di ricostruirsi.

Dal Gran Premio d’Italia in poi (e per chi sa quanto tempo…) Marc Marquez sarà fuori dai giochi, accettando di rinunciare a correre per cercare di risolvere una volta per tutte i propri problemi fisici. Alla Honda dovranno ripensarsi e nuovi scenari si apriranno a vivacizzare il mercato piloti. Quindi se ne va Marquez e se ne va, come fu per il 34 di Schwantz, anche il numero 46 dal Mondiale, che rimarrà proprietà esclusiva di Valentino. Con il 46 e con Valentino – lo abbiamo visto con un forte calo di presenze al Mugello – se ne vanno quelli che venivano al Gran Premio d’Italia a cercare Rossi allo stesso modo in cui sarebbero andati a cercare l’ultimo personaggio del Grande Fratello in discoteca.


Rossi ha fatto bene al motociclismo a livello mediatico e nella rete rimarranno comunque quelli che hanno conosciuto il nostro sport grazie a lui ed hanno iniziato ad amarlo, gli altri via. E il motociclismo ritorna patrimonio degli appassionati veri, vecchi e nuovi. E già che siamo a sparar sentenze: proteggiamo la sana rivalità sportiva dei nostri piloti dal tifo da stadio, dall’essere “contro” e godiamoci le loro prodezze, sono ragazzi eccezionali.

sbk-bautista

I padroni

Nella tappa di Estoril, in Superbike, non cambia la musica, i suonatori sono sempre gli stessi: Bautista, Razgatlioglu e Rea sono ingordi e lasciano di nuovo tutti gli altri a disputarsi le briciole.

Andrea Tessieri

Andrea Tessieri, da sempre appassionato di motociclismo sportivo, segue le tappe italiane del WorldSBK e del mondiale GP professionalmente dalla fine degli anni novanta. Collaboratore di Mondo Ducati come fotografo e giornalista fin dai primi numeri, la propensione alla studio della storia del motociclismo sportivo lo porta alla pubblicazione di Ducati Racing, nel 1999, e del più recente Ducati Legends, uscito alla fine del 2021.

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