La vittoria di Ducati e di Casey Stoner

La vittoria di Ducati e di Casey Stoner

Quattro grandi del passato Ducati dicono la loro sul fenomeno del momento: il pilota australiano Casey Stoner, campione Motogp 2007.

Quattro grandi del passato Ducati sulla vittoria di Casey Stoner. E' stato un po' come se idealmente fossimo stati al tavolino di un bar: una bottiglia di vino e cinque bicchieri pronti a essere chiamati alle labbra, quasi come se il gesto rappresentasse la punteggiatura - o la sottolineatura - delle frasi che ciascuno si è sentito di dover dire.…

Quattro grandi del passato Ducati sulla vittoria di Casey Stoner.

E’ stato un po’ come se idealmente fossimo stati al tavolino di un bar: una bottiglia di vino e cinque bicchieri pronti a essere chiamati alle labbra, quasi come se il gesto rappresentasse la punteggiatura – o la sottolineatura – delle frasi che ciascuno si è sentito di dover dire.

L’argomento, manco a dirlo, la vittoria della Ducati e di Stoner. Franco Farné, Bruno Spaggiari, Marco Lucchinelli e Giancarlo Falappa. Volevamo dei pareri e delle emozioni importanti, volevamo che Stoner e la Ducati fossero messi a confronto con chi ha permesso di scrivere pagine gloriose della storia del Marchio prima di lui.

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Franco Farné alla guida della Ducati 100 Desmo.

Le storie dei quattro personaggi si sono intrecciate, hanno corso lungo sentieri paralleli che hanno portato verso la Ducati di oggi. Franco e Bruno: i piloti degli anni Cinquanta, delle grandi classiche in linea, Motogiro e Milano-Taranto, e ancora assieme nelle gare in circuito.

Poi, ancora, Franco in veste di tecnico a fianco di Bruno, quando questi cavalcava la 500 GP nel 1971 e la splendida 750 della Duecento Miglia di Imola nel 1972, secondo dietro alla gemella condotta da Paul Smart.

Anche Marco aveva Franco come tecnico nella rinascita moderna del mito Ducati nelle corse, quando conseguì le due splendide vittorie nella Battle of Twins, a Daytona – prima con l’ammaliante 750 F1, poi con il prototipo della celeberrima e rivoluzionaria 851 – o quando la Ducati debuttò nella gara di Donington che inaugurò il Campionato del Mondo Superbike.

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Bruno Spaggiari in una foto recente con il casco che usò nel 1974.

A sua volta, troviamo Marco come direttore sportivo di Giancarlo nei primi anni del Campionato Mondiale Superbike, quando il Leone di Jesi impennava oltre misura la sua 851 dopo una vittoria, facendolo arrabbiare.

Falappa è colui che ha presentato la Superbike agli italiani ed è amato dai ducatisti di tutto il mondo.

E’ stato un bel gioco, ricco di spunti importanti. Ognuno di loro ha fornito una diversa chiave di lettura, in alcuni casi convergente a quella degli altri.

Velatamente o decisamente, l’eccezionale valore della vittoria, pendeva ora dalla parte del pilota, ora dalla parte della moto. Resta l’ammirazione di tutti per il risultato e questo sentirlo “cucito addosso” anche un po’ a se stessi.

E’ una vittoria che porta in alto l’Italia, – afferma Farnéun dominio che non si verificava ormai da tanto tempo.” Poi, pone l’accento su un punto importante: “E’ stata indubbiamente la vittoria del Desmo e questo mi rende veramente molto felice. Una vittoria anche nostra, che lo abbiamo portato avanti quando veniva osteggiato perché molto costoso. Noi siamo sempre stati convinti che fosse stato quello a far vendere le moto.

A Farné fa eco Bruno Spaggiari: “Ho avuto la fortuna di correre anche con altre Case: quando, nel 1959 sono passato dalla Ducati alla MV Agusta, anche loro, per la loro 125 GP, avevano un bialbero e un desmodromico. Posso dire, però, che il loro motore con il Desmo non si discostava come prestazioni dal bialbero a molle, mentre quello approntato dalla Ducati era proprio un decisivo passo in avanti, di livello veramente superiore rispetto ai motori convenzionali dell’epoca. Mi è stato spesso chiesto a che regime di rotazione massimo girava la mia 125 Desmo del 1958. Me lo ricordo bene: potevo raggiungere 13.200 giri quando arrivavo in fondo a un rettilineo e quando frenavo e scalavo; certamente arrivavi anche a farlo girare a più di 14.000, lo dico così, ad occhio, dato che quando arrivavo alla staccata non è che guardassi il contagiri, semmai dove stavo andando! Sicuramente anche Stoner e tutti quelli che sono venuti dopo di noi hanno avuto questo consistente vantaggio, figlio di una grande idea di quello straordinario progettista che è stato l’Ingegner Taglioni.

Bruno parla delle sensazioni provate a veder salire la Ducati e il suo pilota sul tetto del mondo: “L’impresa di Stoner è stata quella che mi ha emozionato di più, la mia grande soddisfazione è proprio per quello che questo corridore ha saputo fare. E’ certo poi che da italiano io non possa che essere felice pensando che una piccola Casa italiana abbia saputo mettere in difficoltà e sconfiggere, a livello mondiale, i potenti delle due ruote, ma applaudo soprattutto all’affermazione dell’uomo!

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Siamo nel 1990: Falappa con la sua Ducati precede Fogarty. Il pilota marchigiano, nonostante le breve carriera, è stato a lungo l’italiano con il maggior numero di manche vinte nella Superbike.

Giancarlo Falappa non si dice sorpreso di questo risultato: “Mi aspettavo uno Stoner così vittorioso, perché quello che aveva fatto vedere l’anno scorso con una Honda standard era stato eccellente per un pilota all’esordio nella cilindrata. Per quanto riguarda la Ducati, – prosegue l’ex pilota di Jesi – posso dire che non la si scopre certo oggi: erano già tre anni che la vedevamo competitiva, a livello della concorrenza.

Poi aggiunge un ulteriore motivo di merito a Stoner e alla sua moto: “La vittoria è ancora più importante perché è stata ottenuta battendo Valentino Rossi. Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che per me Valentino è il migliore di tutti. Se anche Valentino avesse avuto la Ducati sarebbe stata più dura per Casey. D’altra parte è stato bello che a vincere con la Ducati sia stato l’australiano: se Valentino avesse avuto la Rossa e avesse vinto, si sarebbe dato certamente gran parte del merito a lui.

Anche Marco Lucchinelli è convinto che la vittoria della Ducati abbia preso spunto ben più a monte dell’avvento di Stoner: “La conquista del mondiale mi ha confermato che la Ducati andava forte già dal primo anno. E’ bastato che arrivasse il pilota giusto che ha saputo farla arrivare davanti; però, ripeto: andava già forte prima, quindi è stata una conferma.

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Marco Lucchinelli in azione nel 1987 a Daytona con la sua Ducati.

Ci sarebbe da chiedersi che cosa abbia avuto Casey in più degli altri e, sollecitato, Marco ribadisce il concetto espresso e introduce quello dell’affidabilità che la moto di Borgo Panigale ha palesato: “Stoner rispetto agli altri ha avuto la Ducati sotto al sedere! Lui certamente l’ha saputa guidare però è stato assistito da una moto che ha finito tutte le gare e credo che sia stata l’unica quest’anno.” Ricordiamo che stiamo scrivendo al momento in cui mancano ancora tre gare alla fine del campionato.

Stoner è arrivato al momento giusto, – prosegue, sollecitato a trovare le qualità che Casey ha avuto in più di altri piloti della Desmosedici – è arrivato quando l’elettronica ti dà una mano anche a stare in piedi. Ma quando uno vince, ha vinto! Adesso è scritto che ha vinto Stoner e bisogna godere perché ha vinto la Ducati. Quando vinci, vinci. Non c’è altro da dire!

Andrea Tessieri

Andrea Tessieri, da sempre appassionato di motociclismo sportivo, segue le tappe italiane del WorldSBK e del mondiale GP professionalmente dalla fine degli anni novanta. Collaboratore di Mondo Ducati come fotografo e giornalista fin dai primi numeri, la propensione alla studio della storia del motociclismo sportivo lo porta alla pubblicazione di Ducati Racing, nel 1999, e del più recente Ducati Legends, uscito alla fine del 2021.

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