Prova del Ducati Diavel MY 2015

Prova del Ducati Diavel MY 2015

Il Diavel è una muscle bike pronta ad aggredire le curve e a regalare accelerazioni mozzafiato, ma anche la cruiser con cui godersi un giro in completo relax.

L'introduzione del Diavel all'interno del listino Ducati, avvenuta nel 2011, ha rappresentato una mossa che alcuni fan dei bicilindrici bolognesi, almeno in un primo momento, non hanno visto di buon occhio.Del resto, il mondo delle power cruiser non faceva parte della tradizione del Marchio di Borgo Panigale; tuttavia, perfino i più scettici quando hanno avuto occasione di provare questo modello,…

L’introduzione del Diavel all’interno del listino Ducati, avvenuta nel 2011, ha rappresentato una mossa che alcuni fan dei bicilindrici bolognesi, almeno in un primo momento, non hanno visto di buon occhio.

Del resto, il mondo delle power cruiser non faceva parte della tradizione del Marchio di Borgo Panigale; tuttavia, perfino i più scettici quando hanno avuto occasione di provare questo modello, si sono dovuti ricredere, rendendosi conto che il Diavel altro non è che un nuovo modo di intendere la moto sportiva, a metà strada tra le prestazioni di una Superbike e la comodità e il fascino di una cruiser.

Lo conferma il successo commerciale che ne è scaturito, con 20.000 esemplari venduti in soli tre anni per una moto che adesso costa 17.990 Euro in versione standard (1000 Euro in più rispetto al Model Year 2011) e ben 21.490 Euro nella variante Carbon: a differenza di qualsiasi altro modello introdotto di recente nella gamma Ducati, come la Hypermotard o la Streefighter, le vendite del Diavel non hanno però fatto registrare il classico boom iniziale, per poi crollare progressivamente, ma si sono mantenute costanti, a testimonianza del fatto che sempre più persone hanno subìto il fascino di questa sportiva sotto mentite spoglie.

Il Diavel sfoggia i propri muscoli grazie all’enorme sezione del pneumatico posteriore, ma al tempo stesso assicura una posizione di guida confortevole grazie al manubrio arretrato e alle pedane che, pur assicurando la dovuta luce a terra, risultano più avanzate rispetto ad altre Ducati.

A questo, poi, si aggiungono un‘accelerazione portentosa e un’agilità sorprendente, cui fa da sottofondo il ruggito grintoso del bicilindrico Desmo: tutto ciò ha dato vita a una delle moto più originali dell’epoca moderna, la cui prima versione è stata da poco sostituita con un modello parzialmente rivisto sia a livello estetico che per quanto riguarda la dotazione tecnica.

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La doppia anima del Diavel: una muscle bike pronta ad aggredire le curve e a regalare accelerazioni mozzafiato, ma anche la cruiser con cui godersi un giro in completo relax, sia in città che fuori.

In pratica, il Diavel è stato reso ancora più versatile e piacevole da guidare: questo risultato è stato raggiunto attraverso una serie di modifiche di dettaglio al bicilindrico Testastretta 11° DS, senza che queste sminuissero in alcun modo il temperamento viscerale della moto e le sue inebrianti performance, pertanto, l’accelerazione è ancora uno dei suoi punti forti, così come la straordinaria maneggevolezza.

In cambio, la power cruiser Ducati ha ora una veste estetica più moderna e una risposta ai regimi medio-bassi ancora più progressiva, che rende la guida alle basse velocità incredibilmente facile: “Ci siamo resi conto che dovevamo rendere il Diavel ancora più confortevole nella guida rilassata, mantenendo inalterate le sue qualità emozionali in termini di prestazioni assolute. – spiega Giulio Malagoli, Direttore Marketing Prodotto – In un certo senso, abbiamo dovuto smussare qualche spigolo nell’erogazione corrispondente alle piccole aperture del gas, in modo da rendere più pratica la moto nell’utilizzo quotidiano, come durante il tragitto casa-lavoro, visto che molti clienti impiegano il Diavel anche per questo. Allo stesso tempo, volevamo rinnovare anche l’aspetto estetico, facendolo apparire più moderno, così abbiamo ridisegnato la parte anteriore della moto.”

Nelle partenze al semaforo, l’azione della frizione in bagno d’olio si conferma morbida e progressiva come sulla precedente versione, ma lo spunto ai bassi regimi è migliorato, senza alcun sussulto da parte della trasmissione, come accadeva viceversa sul Model Year 2011: ora tra i 1500 e i 3500 giri, infatti, il Testastretta 11° DS è ancora più fluido.

Sono rimasti invariati i Riding Mode, con la modalità Urban che, oltre a limitare la potenza a 100 Cv rispetto ai 162 Cv di cui il motore dispone in configurazione “full power”, garantisce un intervento piuttosto importante da parte del controllo di trazione, utile, oltre che in città, anche in caso di pioggia.

Una vera bruciasemafori

Con l’asfalto asciutto, si può però tranquillamente utilizzare la modalità Touring, che si adatta a una vasta gamma di situazioni, anche se è solo con il Riding Mode Sport che emerge l’anima del Diavel, quella che lo trasforma in una vera bruciasemafori! Grazie al contributo del controllo di trazione e al grip offerto dalla ruota posteriore da 240/45-17″, il Diavel accelera con un’efficacia degna di una moto da corsa, anche grazie a un interasse piuttosto lungo che evita il sollevamento della ruota anteriore nelle marce basse e consente di spalancare completamente il gas senza problemi.

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Pur essendo più “educato” rispetto a prima, il Diavel è forse ancora più performante, forte di uno scatto da fermo che non teme confronti neppure con le più performanti supercar.

Come però potrà confermare chiunque l’abbia provata, questa Ducati non è fatta solo per aggredire i lunghi rettilinei, ma, a differenza delle altre power cruiser, vanta una maneggevolezza e una guidabilità invidiabili: anche se il lungo interasse e l’inclinazione di 28º del cannotto di sterzo fanno presupporre una moto poco a suo agio nelle curve strette o sulle strade di montagna, nella realtà la fase di inserimento in curva è particolarmente intuitiva e il Diavel la esegue in modo controllabile e a fronte di uno sforzo limitato; poi, una volta impostata, mantiene la traiettoria con precisione, sia alle basse che alle alte velocità, grazie anche all’ottimo lavoro svolto da entrambe le sospensioni, che assorbono senza problemi eventuali dossi e buche.

Questa combinazione di qualità in apparente contraddizione tra loro è ciò che rende unico il Diavel.

Il restyling del Diavel

Dal punto di vista estetico, il suo designer, l’olandese Bartholomeus Janssen Groesbeek, detto Bart, in forze presso il Centro Stile Ducati a partire dal 2002, ha effettuato un piccolo restyling: la posizione di guida è ora più vicina a quella di un Monster che non di una Harley Davidson, anche se il manubrio a sezione variabile montato su supporti in gomma risulta più alto e più vicino al busto del pilota rispetto alla naked bolognese, e lo stesso vale per le pedane, che sono meno arretrate ma pur sempre abbastanza alte, anche se non così tanto da evitare che gli stivali del pilota interferiscano con l’asfalto nelle pieghe più accentuate.

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In queste immagini vediamo alcuni dettagli che caratterizzano il Diavel Model Year 2015. La parte anteriore della moto, e in particolar modo il faro e le sovrastrutture sopra di esso, è stata ridisegnata, così come l’impianto di scarico e la sella, che adesso offre maggior spazio agli spostamenti del pilota. Invariato è invece l’impianto frenante anteriore, che conta su dischi da 320 mm e pinze Brembo monoblocco a quattro pistoncini e ad attacco radiale, e il disegno dei cerchi a nove razze lavorati con macchine a controllo numerico.

Il lavoro di restyling riguarda anche la nuova sella, più comoda rispetto alla precedente, soprattutto nelle lunghe percorrenze e per conducenti di statura superiore alla media: “Ci siamo resi conto che avevamo un problema con la sella. – spiega Malagoli – Per questo motivo ne abbiamo realizzata una completamente nuova, che non è più infossata al centro, ma piatta, in modo da lasciare maggior spazio al pilota. Questo rende la moto più comoda non solo negli spostamenti a velocità di crociera, ma anche quando si adotta una guida più sportiva.

Una delle cause del miglior comfort consiste nella diversa densità con cui è realizzata la sua imbottitura, più dura nella parte inferiore, in modo da supportare i lunghi tragitti, più morbida in quella superiore, per favorire il comfort nelle brevi distanze: esiste anche una sella ribassata, che porta il piano di seduta a soli 750 mm da terra, dedicata ai piloti di statura inferiore e che Ducati adotta di serie sugli esemplari destinati ai mercati asiatici.

A differenza della Multistrada, dove la modalità Sport è generalmente troppo aggressiva per il tipo di impiego cui è destinata la moto, sul Diavel risulta perfettamente adeguata al nome impresso sui fianchetti laterali, con una spinta energica ma progressiva lungo tutto l’arco di utilizzo; la cosa migliore da fare con il Diavel, dunque, è far leva sulla sue fantastiche doti di coppia, utilizzando il cambio in modo da rimanere sempre tra i 3500 e gli 8000 giri e godendosi tutta l’agilità messa a disposizione dalla ciclistica, accompagnati dall’esaltante tonalità dell’impianto di scarico.

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Personalmente, penso che questo modello possieda il miglior sound tra quelli attualmente presenti nel listino Ducati, sia in piena accelerazione che in fase di rilascio, laddove il freno motore viene parzialmente neutralizzato dalla frizione antisaltellamento, coadiuvando così l’ottimo lavoro dell’impianto frenante Brembo: a tutto ciò, poi, si aggiunge il contributo dell’Abs Bosch, che impedisce il bloccaggio delle ruote, oltre al fatto di poter contare su un interasse abbastanza lungo, che, come detto, regala ulteriore stabilità alla power cruiser Ducati, capace di staccare forte prima di un tornante in discesa senza il minimo problema.

Il Diavel, comunque, non si fa apprezzare solo per le sue prestazioni entusiasmanti, ma anche per i numerosi dettagli che lo caratterizzano, come le pedane e la maniglia per il passeggero a “scomparsa”, in modo da non disturbare la pulizia estetica dell’insieme, o come i convogliatori laterali in alluminio spazzolato, gli specchietti retrovisori in alluminio (che non vibrano e sono molto efficaci) e il serbatoio in acciaio da 17 litri, che sottolineano un uso molto limitato delle parti in plastica, come è giusto sia su una moto di questo tipo.

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Un particolare della maniglia a scomparsa per il passeggero e del gruppo ottico posteriore a led integrato nel profilo del codone.
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Anche i convogliatori laterali sono stati ridisegnati, così da conferire al Diavel un aspetto più moderno.

L’impianto di illuminazione è dominato dalla presenza di numerosi led, a cominciare dal gruppo ottico anteriore e proseguendo con gli indicatori di direzione, che nella parte posteriore risultano perfettamente abbinati al profilo del codone.

Un altro dettaglio di pregio è il portatarga vincolato direttamente al forcellone monobraccio, che funge anche da piccolo parafango posteriore, mentre i comandi del freno anteriore e della frizione sono stati progettati da Brembo appositamente per il Diavel e dispongono di serbatoi dal disegno inedito.

L’elenco dei particolari degni di nota potrebbe continuare a lungo ed è forse per questo motivo che le vendite del Diavel hanno superato le aspettative della stessa Ducati, al punto da portarla a investire nell’allestimento di una versione aggiornata.

Oltre che al passo con i tempi per prestazioni e tecnologia, il Diavel è in grado di invogliare la clientela più matura e benestante del settore cruiser, senza tuttavia allontanarsi troppo dal tradizionale concetto di sportività.

Fino a questo momento, nessun altro modello è riuscito a fare altrettanto e, probabilmente, mai lo farà. Da questo punto di vista, dunque, il Diavel è senza dubbio una vera Ducati.

Foto Milagro

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Prova Ducati Diavel 1260 S (2019)

Il Ducati Diavel 1260 è una maxi naked e come tale va interpretato: il Diavel è duttile, facile nell’approccio, comodo e soprattutto divertente.

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