La Panigale 1199 provata da Troy Bayliss

La Panigale 1199 provata da Troy Bayliss

Troy Bayliss, tre volte campione del mondo Superbike, ci spiega come va la nuova Ducati Panigale 1199 in un’intervista esclusiva.

É' probabilmente il callaudatore più prestigioso che ci possa essere per esprimere un giudizio sulla Panigale: Troy Bayliss, tre volte campione del mondo Superbike, era presente ad Abu Dhabi, in occasione del lancio della nuova supersportiva Ducati, nelle vesti di apripista d'eccezione e di esempio di come andrebbe guidata la 1199 per essere sfruttata al 100%!Oltre che pluriridato tra le…

É’ probabilmente il callaudatore più prestigioso che ci possa essere per esprimere un giudizio sulla Panigale: Troy Bayliss, tre volte campione del mondo Superbike, era presente ad Abu Dhabi, in occasione del lancio della nuova supersportiva Ducati, nelle vesti di apripista d’eccezione e di esempio di come andrebbe guidata la 1199 per essere sfruttata al 100%!

Oltre che pluriridato tra le derivate di serie, Bayliss è stato l’ultimo vincitore dell’ultima gara che si è corsa con le MotoGP di 990 cc.

Per quanto riguarda la Panigale, l’australiano ha contribuito allo sviluppo di questo modello fin dai collaudi del prototipo e, recentemente, si è concentrato sui test della versione da Superbike, che sarà sicuramente una protagonista del campionato del mondo nel 2013, quando Ducati omologherà la 1199 per correre in questa categoria dopo una prima stagione in Superstock quest’anno.

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A giudicare dai numeri che ha fatto vedere ad Abu Dhabi, pare proprio che la Panigale sia piaciuta molto a Troy Bayliss, qui ripreso di fianco al General Manager Claudio Domenicali.

Ecco le considerazioni di Troy in merito alla Panigale 1199 al termine di una giornata memorabile trascorsa sullo Yas Marina Circuit, durante la quale ho avuto l’onore di condividere con lui alcuni tratti della pista. Non capita spesso, infatti, di seguire da vicino un tre volte campione del mondo, anche se devo dire che questi fugaci incontri duravano ben poco, perché dopo qualche curva, la sagoma dell’ex iridato scompariva all’orizzonte!

In quanto profondamente coinvolto in questo progetto, Bayliss può dirci se la moto è sempre stata così efficace fin dalla prima uscita. “Il lavoro che ho svolto si è concentrato principalmente sulle versioni da Superbike e da Superstock, piuttosto che su quella di serie. Ad ogni modo, la prima volta che ho testato la Panigale c’erano delle cose da migliorare, come è normale che sia, pertanto ci siamo messi d’impegno per far progredire il progetto. La cosa interessante è che quando tornavo a provarla la moto andava sempre meglio, segno che i ragazzi della Ducati sapevano ciò che stavano facendo. L’ultima volta che sono stato al Mugello con la versione Superbike, nonostante mancassero ancora un po’ di cavalli per raggiungere il target che si erano posti a Borgo Panigale, ho realizzato il mio tempo sul giro migliore di sempre sulla pista toscana; più veloce rispetto a quelli che ho siglato con qualsiasi altra Superbike.

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Tre volte campione del mondo e vincitore dell’ultima gara dell’epoca in cui le MotoGP avevano una cilindrata di 990 cc, Bayliss non ha perso il “manico”, oltre alla voglia di andare in moto, nonostante si sia ritirato alla fine del 2008.

Naturalmente, tanti appassionati si stanno chiedendo se i problemi patiti da Valentino Rossi in MotoGP per via del telaio monoscocca potrebbero condizionare il rendimento della Panigale in Superbike, visto che anch’essa impiega lo stesso tipo di soluzione ciclistica che caratterizzava la Desmosedici GP11.

Ecco la risposta di Bayliss: “Fortunatamente, sulla 1199 non vi è alcuna traccia di questo problema ed è la miglior cosa che ci potesse capitare. In realtà, io stesso ero un po’ scettico per il modo in cui la moto è stata concepita, ma poi mi sono reso conto che è in grado di andare come si deve. A molti dico che questa è senza ombra di dubbio la migliore Superbike che Ducati abbia mai realizzato, perciò sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo svolto fino a oggi, e il fatto che molti giornalisti siano scesi dalla moto con il sorriso dopo averla provata conferma che, finalmente, ci possiamo rilassare, perché il giudizio è unanimemente positivo.

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Il pilota australiano ha seguito lo sviluppo della Panigale fin dall’inizio, occupandosi principalmente dei test relativi alle versioni Superbike e Superstock.

Beh, l’impressione è che non ci fosse molto di cui preoccuparsi, dopo i tempi che Troy era stato in grado di realizzare al Mugello: “Certo, eravamo sicuri dei nostri punti di forza, ma, almeno per quanto mi riguarda, non sapevo quale fosse il nostro potenziale rispetto alla concorrenza, dal momento che provo esclusivamente moto Ducati. Non so come vanno le varie Yamaha, Honda, Aprilia e Bmw, pertanto non ho delle basi per fare dei paragoni.

Il discorso di Bayliss è comprensibile, anche se, avendo corso e vinto con le precedenti generazioni di Superbike Ducati, il confronto poteva essere comunque fatto rispetto a queste.

Sentiamo dunque quali sono, secondo Troy, i principali miglioramenti, o gli eventuali difetti, della Panigale nei confronti della 1198: “La cosa più importante, secondo me, è che anche disinserendo gli aiuti elettronici, la 1199 rimane molto più facile da guidare, perché il motore non è così aggressivo ai medi regimi come nel caso della 1198. Al di là di questo, la Panigale beneficia di un ottimo controllo della trazione, in più ha l’ABS, è più leggera di 10 Kg e ha 25 Cv in più! Tutto ciò rende la moto più stabile e guidabile, oltre che molto più veloce.

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Bayliss durante la presentazione alla stampa internazionale della nuova 1199 Panigale. Per la Casa bolognese, Troy continua a svolgere un ruolo fondamentale come collaudatore, oltre che come uomo immagine.

La riduzione di peso ha portato a benefìci tangibili soprattutto nei cambi di direzione, dove la Panigale è davvero un’altra cosa rispetto alla 1198.

La moto non è solo più leggera. – spiega Bayliss – Il peso infatti è concentrato più in basso e questo comporta ulteriori vantaggi. Ciò è avvertibile pure salendo sulla moto a motore spento e provando semplicemente a muoverla da una parte all’altra. L’impressione è che sotto alla carenatura abbiano messo un motore vuoto! La moto è più facile, più stabile e più comoda rispetto a prima. Di solito, dopo un weekend di gara o di test con la 1198, accusavo dei dolori alle ginocchia e ai fianchi, del resto non sono più giovanissimo! Tutte le volte che ho provato la Panigale, invece, sono sempre sceso dalla moto in condizioni migliori, cosa che mi ha veramente sorpreso, facendomi addirittura tornare la voglia di gareggiare!

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Ecco una dimostrazione di cosa può fare un pilota professionista con la Panigale una volta disinserito il controllo elettronico della trazione. Un consiglio: voi non provateci mai!

Anche se Troy non ha esperienza in sella ad altri tipi di moto è interessante sentire la sua opinione circa il fatto che la Ducati, con la Panigale, possa puntare su un approccio più facile rispetto a quello richiesto dalle quattro cilindri: “Sono convinto di questo, perché la Ducati è meno impegnativa da guidare. Sulla 1199 l’erogazione è particolarmente incisiva tra i 9000 e i 12.000 giri, ovvero quando si è già rialzata la moto, mentre con la 1198 questo succedeva quando si era ancora piegati. Adesso si può intervenire sul gas e uscire di curva sfruttando al meglio le risorse del motore. Fortunatamente, Ducati dispone di un ottimo controllo della trazione, ma pure senza di esso è possibile gestire in modo relativamente facile le eventuali perdite di aderenza da parte del retrotreno, oppure semplicemente rialzare la moto in anticipo e cercare di mantenere la ruota anteriore a contatto con l’asfalto. Tutto sommato, comunque, la moto non ha un’eccessiva tendenza all’impennata. Infatti, risulta leggermente più lunga rispetto alla 1198, circa 7 mm, ma è configurata in modo diverso a livello di quote ciclistiche: il forcellone è più lungo e la posizione di guida è più avanzata. Questo fatto, unito alla minore aggressività del motore ai medi regimi, nonostante sia dotato di maggiore allungo e di una potenza massima superiore, rende la moto meno impegnativa da guidare. E’ più progressiva nel modo in cui rilascia la potenza in gioco, cosa che rappresenta un vantaggio, in quanto la parte più energica dell’erogazione arriva quando si è già iniziato a raddrizzare la moto.

Durante il test ad Abu Dhabi, molti giornalisti sono riusciti a superare i 280 Km/h indicati sul rettilineo principale, ma in molti si sono chiesti cosa può fare un pilota professionista in sella alla Panigale.

Bayliss risponde così: “Va detto che quando abbiamo provato la moto soffiava un forte vento contrario sul rettilineo. Ad ogni modo, tutte le volte che transitavo di lì, superavo tranquillamente i 300 Km/h, solo che una volta arrivato a quella soglia il tachimetro smette di funzionare, pertanto non so esattamente quale sia la punta massima che la moto può raggiungere! Dovrebbero fare qualcosa per risolvere questo ‘problema’!

A proposito di critiche, sentiamo cosa ha da dire Bayliss circa gli eventuali difetti della 1199. Qualcuno, infatti, si è lamentato un po’ delle pedane, che non assicurerebbero il necessario grip agli stivali del pilota.

Sì, sono d’accordo. Anche la 1198, per come sono abituato a guidare io, aveva lo stesso tipo di problema: certe volte le pedane fanno scivolare i piedi del pilota. La Panigale è più o meno sullo stesso livello. Se dovessi muovere un appunto, tuttavia, mi sentirei di farlo nei confronti del cavalletto laterale. Raggiungerlo stando in sella è piuttosto difficile, perché si trova proprio sotto alla pedana, ma si tratta comunque di un dettaglio sul quale si può chiudere un occhio!

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